Se avete avuto modo di leggere la mia recensione di Fire Emblem: Awakening saprete già che io e gli strategici (di qualsiasi tipo) non ci amiamo particolarmente. Non a caso continuo ad avere il vuoto cosmico sul primo titolo di questo genere su cui ho messo le mani e di cui ho solo ricordi vaghissimi: c’erano i romani, erano in guerra e io andavo al liceo. Praticamente la descrizione di un vero appassionato. Eppure giocarci fa bene. Perché? Perché ci rendono più flessibili da un punto di vista cognitivo.

Tranquilli, non mi aspetto mi crediate sulla parola. In realtà a stabilirlo è stata una curiosa ricerca pubblicata qualche mese. Curiosa per diversi motivi ad essere onesti:

– l’originalità del tema che si fissa su un genere specifico (segno che ormai i videogiochi sono stati sdogati come oggetto di ricerca);

– i finanziatori del progetto, ossia l’Air Force Office of Scientific Research e l’Army Research Laboratory (non suona proprio come casualità visto che di solito gli strategici sono militari);

– i soggetti dello studio.

A partecipare allo studio sono infatti state solo donne, studentesse presso la University of Texas, e no, non per una vera e propria scelta dei ricercatori; in realtà gli studiosi stavano cercando soggetti che dedicassero al gaming meno di 2 ore la settimana e a quanto pare si sono ritrovati con un bassissimo numero di uomini corrispondenti a questa caratteristica quindi alla fine hanno preferito puntare tutto sul sesso femminile eliminando i candidati maschili.

Sui computer dei soggetti sono stati installati due giochi diversi: StarCraft per la condizione sperimentale e The Sims 2 per quella di controllo. Naturalmente quello che interessa a noi è lo strategico in real-time di Blizzard, modificato appositamente per poter rispondere alle esigenze dello studio, durato ben 7 settimane. Ma perché StarCraft? Il motivo è presto detto: un titolo di questo tipo richiede la capacità di sfruttare più informazioni e più risorse per un lungo periodo di tempo adeguandovi ad ogni cambiamento; al giocatore insomma viene chiesto di creare e comandare il proprio esercito tenendo conto di moltissime variabili il che richiede una certa flessibilità cognitiva, ossia una notevole capacità nell’adattare le proprie risorse cognitive ai cambiamenti in breve tempo per essere, usando un termine giornalistico, “sul pezzo”.

gamesprincess_starcraft_i_videogiochi_fanno_bene_flessibilita_cognitivaVi faccio un esempio più concreto in modo che sia chiaro per tutti. Pensatevi in una grande città, tipo Milano. Avete un appuntamento in centro e avete deciso di andarci con la metro, ma arrivati alla fermata più vicina a casa scoprite che la linea di vostro interesse è bloccata temporaneamente per un guasto. Qui usate la flessibilità cognitiva, ossia prendete nota di ciò che vi sta attorno, valutate le risorse disponibili e stabilite qual è l’alternativa migliore. Se siete vicini andrete a piedi, se c’è un autobus forse preferirete quello, se avete qualche tessera dedicata al car sharing magari deciderete che è più comodo recuperare un auto oppure siete così in ritardo che salirete al volo su un taxi. Dietro questa decisione avete calcolato tempi, costi, comodità e fattibilità per poi scegliere l’opzione migliore, tutto basandovi su una serie di nozioni e dati che vanno dal “è bloccata la metro” al, per esempio, “io non guido quindi meglio il taxi“. Siete stati flessibili.

Capite quindi la flessibilità cognitiva è una componente fondamentale del nostro essere, una di quelle complesse e chiamate “di livello superiore” perché non sono frutto del lavoro di una piccola aerea dell’encefalo ma del contributo di tutto.

Praticamente Brian D. Glass, W. Todd Maddox e Bradley C. Love, autori della ricerca, hanno provato a fare uno step in più. Posto che i videogame aumentano la velocità nella percezione, hanno cercato di capire se potessero incidere anche su qualcosa di molto più complesso.

Il risultato ve l’ho già anticipato all’inizio: i videogiochi ci rendono più flessibili. Dopo 40 ore di esposizione a StarCraft i soggetti hanno mostrato un considerevole miglioramento in quella che viene considerata l’intelligenza fluida, soprattutto in coloro che hanno sperimentato livelli di difficoltà più alti perché questo li costringeva a sfruttare e tenere in considerazione più informazioni.

Insomma, non solo si è scoperto che un’abilità così complessa può essere allenata e sviluppata, ma che per farlo possiamo semplicemente fare una delle cose che più amiamo: giocare. Praticamente la scusa perfetta per avviare Plants Vs Zombies appena avete 10 minuti di tempo libero.