Lasciatevelo dire da chi è ancora fresca di studi: uno dei problemi della scuola italiana è che, di base, i materiali a disposizione 50 anni fa sono gli stessi che i docenti hanno adesso. E quindi, in un mondo in continua evoluzione che ha abituato le nuove generazioni ad un’interazione continua e costante con la tecnologia, il trovarsi seduto su un banco a guardare uno che scrive alla lavagna è, in parole povere, noioso.

La realtà è che gli studenti hanno bisogno di qualcosa di nuovo. Badate bene, non sto dicendo che l’insegnante non serve più o che i libri sono passati di moda, sto semplicemente dicendo che l‘attenzione bisogna conquistarla e il modo migliore per farlo al giorno d’oggi è attraverso la tecnologia: tablet per l’insegnamento, slide (magari fatte bene) con i concetti principali e un po’ d’interazione con la materia, come quella che ci possono regalare i videogiochi.

Gli esempi sono diversi, anche perché ogni mese ormai mi trovo a leggere nuovi tipi di utilizzi del mezzo videoludico. Solo la settimana scorsa, per esempio, ho scoperto che Minecraft viene utilizzato per insegnare ai bambini il valore della cooperazione. Gli alunni della stessa classe giocano insieme in un mondo creato ad-hoc e apprendono l’importanza di condividere le risorse e collaborare per sopravvivere. Niente male per essere solo alle elementari, vero?

Ma naturalmente non è solo ai principi generali che dobbiamo guardare. Qualche videogame adatto all’insegnamento di vere e proprie materie esiste .(Ricordate che qualche tempo fa vi avevamo parlato di come si potesse insegnare l‘inglese con i videogiochi?)

Una dimostrazione a sostegno della mia tesi? Spore.

Spore, per chi di voi non lo sapesse, è un titolo sviluppato da Maxis e pubblicato da EA Games, uscito nel 2008 che racconta, a modo suo, l’evoluzione. A dire il vero “a modo suo” non è l’espressione più corretta perché a decidere tutto, fin dai primi stadi unicellulari, sarete voi. Ve lo semplifico.

Prendete The Sims. L’interfaccia è molto simile: avete le interazioni, l’habitat, l’esplorazione, gli obiettivi da raggiungere… Insomma, è tutto molto familiare, soltanto che il protagonista non è un umano digitale, ma un essere unicellulare. Dovrete dargli un nome, dovrete aiutarlo a nutrirsi, dovrete persino trovargli una compagna, ma soprattutto dovrete farlo evolvere. Ad un certo punto la vostra cellulare diventerà un organismo complesso e uscirà dall’acqua per raggiungere nuovi traguardi e fare nuove scoperte senza perdere di vista l’obiettivo primario: la sopravvivenza vostra e della vostra specie.

GamesPrincess_Spore_costruzione_specie

Vi confesso una cosa: Spore è una droga. Non come GTA, non come Final Fantasy, nemmeno come Diablo. Spore ti tiene incollato allo schermo per ore perché la curiosità di vedere come il vostro essere si potrà evolvere è incontenibile. Raccogliete punti DNA, nuove parti da integrare al vostro corpo e poi vi accoppiate. E ogni volta che mettete al mondo un nuovo cucciolo avete la facoltà di aggiungere qualche caratteristica nuova fino a quando non vi ritrovate allo stadio tribale, con una specie senziente che da lì a qualche migliaio di anni colonizzerà lo spazio.

Spore è un simulatore di vita capace di far appassionare praticamente chiunque all’affascinante mondo della biologia e potrebbe rivelarsi uno strumento particolarmente utile nell’insegnamento: è semplice, è interessante, presenta costantemente nuove sfide e permette di premere il tasto pausa in qualunque momento per lasciare al docente il tempo di introdurre qualche concetto e le dovute spiegazioni.

Non so voi, ma io avrei trovato tutto molto più divertente e appetibile se a raccontarmi l’evoluzione fosse stato un videogame con un personaggio da me guidato piuttosto che un asettico libro. Fortunatamente non è mai troppo tardi per cambiare le cose, quindi qualche pressione sulle scuole per introdurre giochi come questo potrebbe prima o poi dare i suoi frutti, anche perché, visto l’anno d’uscita, i requisiti sono così bassi che il titolo potrebbe girare persino sugli ultramoderni computer scolastici.

Ora scusate, ma Ciccio ha dei problemi con le specie vicine che sono diventate un po’ aggressive quindi corro ad evitargli l’estinzione.