Da quanti anni aspettavate di calarvi nuovamente nei panni dell’avvocato più temuto di tutte le corti videoludiche? Tanti, troppi. Ma non preoccupatevi: Phoenix Wright è tornato più in forma che mai e vi attende da oggi su Nintendo 3DS, scaricabile esclusivamente dal Nintendo e-shop per 24,99€.

Ho avuto la fortuna di provare Phoenix Wright: Ace Attorney – Dual Destinies in anteprima e avrei troppo da dire, ma condenserò tutto in queste cinque parole: Movimento, Psicologia, Loop, Omaggi, Stonato.

Movimento

La prima cosa che vi salterà all’occhio nel momento in cui comincerete una nuova partita è la fluidità dei movimenti. Dimenticate lo stop motion delle versioni precedenti: i nuovi sprite dei personaggi si muovono con una naturalezza che fa impressione e che li fa sembrare più vivi che mai. Non sto a dire, ovviamente, che la grafica è più che migliorata rispetto a quella delle versioni su Nintendo DS, vista anche la presenza di filmati doppiati che strizzano l’occhio allo stile di Level-5. Il movimento di cui parlo non si limita ai soli personaggi, ma si estende anche al gameplay: sebbene rimanga lo stesso di sempre, avrete la possibilità di impersonare Phoenix Wright, Apollo Justice e la nuova arrivata Athena Cykes, per un totale di ben tre personaggi giocabili.

Psicologia

Qualche segnale l’avevamo già avuto qualche gioco fa con la comparsa del magatama di Maya Fey e del bracciale di Apollo Justice, ma è nella nuova versione che la psicologia gioca definitivamente un ruolo chiave nella risoluzione dei casi. Grazie al nuovo “aggeggio” di Athena, il Mood Matrix, sarete in grado di esaminare le testimonianze in tribunale percependo le emozioni di chi parla e cercando dunque contraddizioni non solo nei discorsi, ma anche nella psiche dei testimoni. Dal canto suo, anche il tenebroso procuratore Simon Blackquill può fare sfoggio di una psicologia più sottile, che mira alla persuasione dell’inconscio di coloro che lo ascoltano per convincerli di ogni sua teoria. Nozioni di legge, quindi, come sempre, ma con l’aggiunta di un pizzico di criminologia che rende il tutto più nuovo e intrigante.

Loop

I casi presenti in Ace Attorney: Dual Destinies non sono fini a se stessi. O meglio, lo sono ovviamente nella risoluzione, che come da manuale inizia e finisce all’interno dello stesso episodio; tuttavia esiste un (neanche troppo) sottile filo che li unisce tutti, dal primo all’ultimo. Nessun personaggio è lì per sbaglio, nessuna parola è detta a caso, nessuna prova si troverà nel vostro database senza uno scopo: tutto ciò che vedrete e sperimenterete è finalizzato a creare una trama di fondo che è un vero e proprio loop e che, credetemi, vi lascerà senza fiato. “Ma quello è…” e “Ma allora…!” sono solo due dei pensieri ricorrenti che avrete in questa lunga e aggrovigliata avventura giudiziaria che il gioco propone. Ma parlo anche di un altro tipo di loop: quello in cui entrerete giocando, dal quale non potrete uscire se non arrivando alla parola “end”. Penserete tutto il giorno alle prove, continuerete a chiedervi chi è il colpevole e non vedrete l’ora di accendere il 3DS per riprendere un processo lasciato in sospeso: il nuovo Ace Attorney crea dipendenza.

Citazioni

Omaggi al passato di Ace Attorney sono sparsi per tutto il corso della storia. Se avete giocato le precedenti versioni per Nintendo DS, avrete un costante sorriso ebete stampato in faccia, perché vedrete tornare alcuni dei vecchi personaggi: per dirne un paio, la ormai diciassettenne (!) Pearl Fey e il rockettaro procuratore Klavier Gavin. Tornano anche i già sperimentati e amati metodi di investigazione, cioè la possibilità di vedere e rompere i Lucchetti Psichici con il magatama di Phoenix e l’osservazione dei tic nervosi tramite il bracciale di Apollo. Vediamo poi se siete in grado di riconoscere dove avete già visto un certo vestito di scena che vi verrà presentato all’inizio del terzo caso… Non preoccupatevi però se questo è il vostro primo approccio alla serie, perché il gioco ha in serbo anche qualche citazione famosa rielaborata ma a portata di tutti: personalmente ne ho trovata una da Star Wars, una da Forrest Gump e una dei Queen, ma vi sfido a fare di meglio.

Stonato

Anche un gioco così, descrivibile solo con aggettivi positivi, doveva avere una pecca. In questo caso si tratta della mancata localizzazione totale della versione occidentale, che per questo è disponibile solo in inglese. Certo, non è molto complicato e non ci sono termini strani – e dopo un po’ che sarete nel loop di cui parlavo prima dimenticherete persino che lingua avete davanti – ma dopo ben quattro capitoli di Ace Attorney giocati nel nostro idioma la differenza c’è e si sente. Perché quindi ho scelto la parola “stonato”? Perché “Objection!” non è “Obiezione!”, “Hold it!” non è “Un attimo!” e “Take that!” non è “Ecco!”. E anche perché non sapremo mai come sarebbe suonato il Silence! di Simon Blackquill in italiano.

E ora qualche consiglio amichevole. Rilassatevi, godetevi il gioco e lasciatevi trasportare dal desiderio di diventare un avvocato. Non sentitevi idioti a gridare “Objection!” nel microfono per presentare una prova incriminante in un processo e sentitevi liberi di devolvere qualche lacrimuccia nostalgica qua e là. E, se non volete perdervi un ultimo filmato, non spegnete la console prima della fine dei titoli di coda.