Se mi conoscete, o banalmente se avete letto almeno una volta la mia biografia qui su Game’s Princess, saprete che ho una passione piuttosto fuori dal comune: mi piace sapere cose inutili. Non importa quale sia l’argomento o l’ambito: io adoro conoscere retroscena, curiosità, dicerie e fatti in generale. Più ne so, più sono contenta. Non chiedetemi da dove nasca questa bizzarria, perché sono così fin da bambina, ai tempi in cui i miei libri preferiti erano “Il libro dei perché” e “Il grande libro delle domande e risposte”.

Mi appresto a compiere i miei primi vent’anni, in questo 2014, e ho pensato che dovevo per forza far fruttare questa mia curiosità in qualche maniera. Poi mi sono ricordata che scrivo per Game’s Princess, e che i videogiochi sono pieni di retroscena inutili che aspettano solo di essere conosciuti. Ecco quindi come mi è venuta in mente l’idea di inaugurare una nuova rubrica, che chiameremo “5 fatti inutili su…”: andrò a stanare le curiosità riguardanti un particolare gioco o serie di giochi e ve le racconterò. Alcune le conoscerete già, altre le scoprirete al momento; in ogni caso, il mio obiettivo sarà quello di trasmettervi un po’ questa mia passione, o perlomeno di strapparvi un sorriso.

Il gioco di cui oggi vi svelerò 5 fatti inutili è Tetris: questa scelta deriva dal fatto che, come già ho scritto altre volte, è il gioco che a sei anni mi ha introdotta nel magico mondo dei videogames. Cominciare da qui, dunque, mi sembrava profetico e di buon auspicio.

Da dove deriva il nome del gioco?

Il nome “Tetris” è il risultato dell’unione di due parole: “tetramino” e “tennis”. I tetramini non sono altro che i blocchetti protagonisti del gioco, che cadono dall’alto e con il quale si costruiscono le linee. Sebbene siano di forme diverse, per un totale di sette, c’è qualcosa che li accomuna: sono tutti formati da quattro quadratini. “Tetra-” è il prefisso greco per definire il numero quattro, un equivalente cioè del nostro “Quadri-”: ecco spiegato il nome dei mattoncini. Ma a questo punto vi chiederete: cosa c’entra il tennis? Semplicemente, è lo sport preferito di Aleksej Pažitnov, il papà di Tetris. Io però vi suggerisco un’altra interpretazione. Avete presente le dinamiche di una partita di tennis? La pallina, una volta colpita, torna indietro e voi dovrete ricolpirla: allo stesso modo, nel Tetris, una volta posizionato un tetramino, ne cadrà un altro pronto per subire la stessa sorte. Peccato che, qui, le palline siano infinite.

I diritti di Tetris appartenevano all’Unione Sovietica

Vi siete mai chiesti come sia possibile che Tetris sia così diffuso? Pensateci: esiste su qualsiasi genere di piattaforma, compresi i lettori MP3, che non sono nemmeno console. Se state pensando che Mr. Pažitnov abbia deciso di tirare su una cospicua somma di denaro vendendo i diritti del gioco a destra e a manca, devo deludervi: non è affatto andata così. Quando inventò Tetris, infatti, il signor Aleskej lavorava per l’Accademia Russa delle Scienze, di proprietà del governo sovietico. Siccome di fatto, per la creazione del gioco, erano stati usati strumenti di proprietà dello Stato, stando ad una logica un po’ astrusa anche esso doveva essere tale: il governo russo non ci mise nulla ad esportare il gioco in tutto il mondo, affidandone la gestione alla Elorg, l’organizzazione sovietica che si occupava di importazione ed esportazione di software. I diritti furono riacquisiti dal creatore, dopo un periodo di lotta estenuante, solo nel 1996, quando Aleksej era ormai emigrato negli USA e lavorava per Microsoft. I diritti del gioco sono ora detenuti dalla The Tetris Company di proprietà di Pažitnov. Tutte queste cose, in ogni caso, le sapete già se avete letto questo articolo di Fjona di qualche tempo fa.

Tetris ha degli impatti enormi sul cervello umano

All’apparenza è un gioco molto semplice. Proprio questo tratto, tuttavia, cela degli effetti potentissimi sul cervello di chi ci gioca.

La più nota conseguenza di troppo tempo passato ad impilare mattoncini è il cosiddetto “Effetto Tetris”: il termine compare per la prima volta in un articolo pubblicato sulla rivista Wired nel 1994, This is your brain on Tetris, e definisce un fenomeno psicologico per cui un’azione, se praticata a lungo e con attenzione da un individuo, si ripercuote e influisce sul suo inconscio, cioè sui suoi pensieri o sui sogni. Banalmente, se passate troppo tempo a giocare a Tetris, vi troverete ad immaginare di impilare blocchettini quando meno ve l’aspettate e del tutto inconsciamente. Parlo per esperienza perché mi è capitato più volte di viverlo, ma non solo con questo gioco: chi ha mai provato Catherine, puzzle game per PS3 di Atlus, forse sa cosa intendo. Il fenomeno è infatti estendibile a qualsiasi azione richieda tempo e attenzione, persino lo studio dei vetrini mediante il microscopio.

Studi recenti condotti dall’università di Oxford hanno inoltre dimostrato che giocare a Tetris a seguito di un forte trauma psicologico potrebbe ostacolare o addirittura impedire la formazione di ricordi che lo riguardino, impedendo così il riaffiorare di flashback poco piacevoli legati a tale evento (qui, se volete approfondire l’argomento, trovate la pubblicazione ufficiale). Vi abbiamo poi già raccontato come Tetris si sia rivelato terapeutico nella cura dell’ambliopia, una patologia della vista.

Tetris ha un sequel

Avete mai sentito parlare di Welltris? Se la risposta è no, non crucciatevi: non si tratta di un gioco molto famoso. Creato nel 1989 dal solito Pažitnov, Welltris è un sequel diretto di Tetris, che differisce dal suo predecessore non tanto per le dinamiche di gioco quanto per la grafica. O, più precisamente, per la prospettiva: i blocchi rimangono in 2D e continuano a cadere, ma questa volta li vediamo dall’alto, anche se lo scopo del gioco rimane posizionarli “a terra” per formare delle linee.

Il buon creatore di Tetris, però, non aveva ancora tappato la sua vena artistica e così, nel 1990, nasce Hatris. Si tratta di un puzzle game il cui scopo è abbinare i cappelli che cadono dall’alto alle teste posizionate in basso.

Non vi biasimo se non avete capito le mie descrizioni delle dinamiche di gioco. Siccome si fa prima a farsi che a dirsi, vi lascio un paio di video di gameplay, giusto per farvi un’idea. Sono io, o Hatris funziona vagamente come Dr. Mario?

Si dice che il co-creatore di Tetris si sia suicidato

Una quasi-leggenda metropolitana del web vuole che il co-inventore di Tetris, non avendo mai ottenuto proventi dalla sua creazione a causa del governo russo di cui parlavamo sopra, si sia suicidato dopo aver ucciso la sua famiglia, mosso da gravi problemi economici.

Procediamo con ordine: nel 1998 a Palo Alto, in California, un uomo russo di quarantaquattro anni si suicida, dopo aver assassinato la moglie e il figlio dodicenne. Quest’uomo si chiama Vladimir Pokhilko e, sebbene abbia avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo di Tetris, non può essere ritenuto un suo co-creatore. Pažitnov infatti inventò il gioco con il solo aiuto di Dmitry Pavlovsky e Vadim Gerasimov; Pochilko era un caro amico di Pažitnov e viene ricordato principalmente come il primo psicologo ad aver condotto esperimenti riguardanti il gioco, nonché colui che per primo ne comprese il valore sul mercato. E’ chiaro quindi come Pochilko, pur avendo dato un’importante spinta alla commercializzazione di Tetris, non possa essere annoverato tra i suoi inventori, sebbene persino la rivista Forbes lo abbia definito tale nel 1999 (qui l’articolo di Forbes).

I problemi economici che lo portarono a compiere gesti più che estremi, dunque, non derivarono da un mancato guadagno dalla vendita di Tetris, ma furono conseguenti ad un periodo di crisi della sua compagnia, la software house AnimaTek, che aveva fondato insieme ad Aleksej Pažitnov nel 1991, dopo che entrambi erano emigrati negli Stati Uniti.

Sperando di avervi raccontato qualcosa di interessante, vi lascio a questa infografica sulla storia del gioco.

infografica sulla storia di tetris