PC, mouse e un’interfaccia nata per essere cliccabili in ogni suo punto perché Wilson, il nome del vostro giovane e un po’ inquietante protagonista, si sposta così, a suon di click, all’interno della mappa dove è chiamato a raccogliere tutto ciò che trova per poi utilizzarlo al momento del bisogno. Come? Ovviamente sempre usando il vostro mouse, il re del gameplay nella versione per PC. Ma cosa succede quando un titolo di questo genere finisce su console com’è accaduto a Don’t Starve?

Messo da parte lo scetticismo iniziale,  ho sperimento la Console Edition realizzata dalla Klei Entertainment per Playstation 4 e il risultato è stato inaspettato. Al Dual Shock ci si adatta facilmente, il titolo rimane godibilissimo e, alla fine, ho investito più ore nel giocarci su PS4 rispetto a quelle passate davanti al computer.

Ma, adattamento a parte, Don’t Starve merita? Naturalmente sì e vi spiego perché con le ormai classiche 5 parole.

Minecraft

Il vostro nome, già lo sapete, è Wilson; siete piccoli, quasi di carta, ma avete una mente brillante e curiosa, una di quelle che vi permette di ingegnarvi e di sfogare la creatività scientifica nella tranquillità della vostra casa. Poi, un giorno, vi fate imbrogliare da quello che è a tutti gli effetti un demone, Maxwell, che dopo avervi spiegato come costruire il vostro più grande successo usa la medesima macchina per catapultarvi in una terra misteriosa.

L’avventura comincia qui, nel mezzo del nulla, in un territorio che pare sconfinato e popolato da mostri che aspettano solo l’occasione giusta per uccidervi. Il compito è sopravvivere: dovrete trovare cibo, rimanere in salute, costruire utensili e raccogliere tutto ciò che vi torna utile. Un po’ Minecraft, sì, anche se le differenze di base sono due: il cervello e il rifugio. Partiamo dal secondo. Il titolo di Mojang vi permette di creare una casa, un palazzo, volendo un intero villaggio; potete avere la riproduzione del Taj Mahal, quella della Stark Tower, quella di un intero mondo e potete viverci, viverci dentro intendo. Don’t Starve non prevede diventiate sedentari perché di base dovrete girare moltissimo per trovare cibo, alberi, pietre e tutto il necessaire per sopravvivere. A proteggervi non ci sono mura, ma solo il fuoco.

E poi c’è la questione dell’encefalo, uno dei parametri che insieme a Cibo e Salute dovrete considerare. In sostanza, se non lo usate per ideare nuove cose, raggrinzirà e voi comincerete ad avere tremende allucinazioni, finché, un giorno, i mostri creati dalla vostra mente non vi uccideranno.

Burton

Per certi versi l’atmosfera di Don’t Starve riporta alla mente Tim Burton perché il mix è quello classico dei suoi film d’animazione: l’innocenza che incontra l’inquietudine. Un mondo apparentemente semplice e tranquillo con le farfalle, le api, i fiori e le onde del mare che sembrano realizzate con la carta e che hanno un vago sentore di Puppeteer. Non un paradiso, ma l’apparenza non è poi così malvagia.

Ma è tutto ben lontano da come appare. Sopravvivere è un dramma umano. Dovrete trascinarvi da una parte all’altra della mappa, dovrete ogni tanto scegliere di non mangiare, non creare, non curarvi, dovrete cercare materiale rischiando la morte, dovrete evitare ragni enormi, mostri partoriti dal vostro cervello ormai al collasso, caverne con pipistrelli pronti a strapparvi gli occhi e nutrirvi di conigli che sembrano posseduti.

Scoperta

protagonista don't starve gioco tipo minecraft wilson

Non fatevi però trarre in inganno dalla difficoltà del titolo e dall’atmosfera minacciosa, perché in realtà il gioco vi catturerà grazie alle sue mappe generate casualmente ma sempre enormi.

Avete un territorio vastissimo da esplorare e per quanto vi sforziate di farlo in modo sistematico riuscirci è impossibile perché ci saranno pericoli da evitare, zone a cui tornare per non morire e posti che pensavate di aver visto e invece vi sono sfuggiti. Io stessa dopo ore di gameplay e dopo 15 giorni di sopravvivenza (e numerose morti alle spalle) mi sono imbattuta per la prima volta in una miniera, un luogo sotterraneo fatto di luci ed ombre, di fiori fosforescenti e nuove creature, un posto dove normalmente non vorreste andare ma si sa, il piacere della scoperta e la curiosità di sapere ci spingono sempre un po’ più in là di quanto dovremmo.

Frustrazione

All’inizio sarete frustrati. Di default.

Non demoralizzatevi se non riuscite a superare i 3 giorni, non pensate di non essere capaci, non gettate la spugna e soprattutto non lanciate il controller dalla finestra. È normale. Vi ci vorrà qualche tempo per capire meglio le meccaniche di gioco, ma una volta padroneggiata la base arriverete a due settimane senza troppi problemi, sapendo già che ci sono zone da evitare, materiali prioritari, invenzioni da sviluppare e metodi non troppo complessi di procurarvi il cibo.

Nella disperazione ricordatevi poi che potete resuscitare. Non sempre ovvio, ma se vi imbattete in uno dei tanti alteri dei maiali (che praticamente sono la popolazione principali e apparentemente meno stupida) ricordatevi che potete ricostruire la roccia al centro per tornare in vita. Una sola volta, certo, e per giunta perdendo tutto ciò che avrete raccolto e costruito, ma meglio di niente.

Livelli?

Don’t Starve ha i livelli. Difficile da credere, lo so, soprattutto perché sono ben nascosti e accorgersi di averne raggiunto uno nuovo è alquanto difficile, anche perché richiedono diverse ore di gioco. Eppure ci sono, ma non pensate che questo cambierà molto la vostra esperienza di gioco.

Lasciate che vi spieghi meglio. Il vostro Wilson, come sapete, ha un unico obiettivo: sopravvivere il più a lungo possibile. Quando morite però i vostri sforzi non rimarranno vani, ma verranno tramutati in punti, punti che ad un certo punto sbloccheranno, indovinate un po’, altri personaggi. 8 nuovi protagonisti per le vostre avventure, ognuno con le sue peculiarità e le sue paure.

Insomma, alla fine i vostri sforzi verranno ripagati, almeno parzialmente.

Se siete curiosi di provarlo vi ricordo che Don’t Starve è gratuito su PS4 per tutti gli utenti muniti di Playstation Plus. Se ancora vi manca, un pensierino dovreste farcelo, sempre che siate pronti a sentirvi un po’ frustrati.