Videogiochi come strumenti educativi: oggi sono diventati la normalità e sempre più spesso vengono utilizzati nelle scuole di ogni ordine e grado. Ma se vi dicessi che il primo esempio di questa categoria risale addirittura al 1971? The Oregon Trail venne sviluppato proprio in quell’anno da Don Rawitsch, Adam Huminsky e Paul Dillenberger, del Carleton College di Northfield, Minnesota. Rawitsch, utilizzando un minicomputer HP 2100, intendeva infatti utilizzarlo come ausilio per la classe in cui insegnava storia degli Stati Uniti.

Il gioco è ambientato nel 1848 sulla Oregon Trail, la pista dell’Oregon, uno dei più grandi e famosi percorsi di emigrazione verso il West del XIX secolo, che iniziava dallo stato del Missouri ed arrivava all’altro lato degli USA. Il giocatore doveva guidare nell’avventura un gruppo di emigranti, affrontando il viaggio con un Conestoga (il tipico carro usato per questi itinerari) e cercando di giungere sano e salvo a destinazione.

The Oregon Trail, nato inizialmente come avventura testuale, venne poi nel 1974 distribuito dal MECC (Minnesota Educational Computing Consortium) sulla propria rete scolastica dello stato del Minnesota, mentre la prima edizione commerciale fu nel 1980 sul dischetto Elementary Volume 6 — Social Studies. In questo modo, il gioco iniziò ad essere utilizzato in molte scuole elementari statunitensi e rappresenta ancora oggi un precoce esempio di impiego di tecnologie informatiche nell’educazione primaria: un modo per insegnare e divertire allo stesso tempo.

Ci furono in seguito diverse conversioni del gioco per PC: per Apple II nel 1979, per Atari 8-bit e per Commodore 64 nel 1982. Ma la più famosa, pubblicata commercialmente dal MECC come prodotto a sé stante, fu quella per Apple II nel 1985, che venne dotata anche di semplici parti grafiche, animazioni e sequenze d’azione (come la caccia, la discesa del fiume, ecc.).
Il MECC produsse anche i titoli simili The Yukon Trail e The Amazon Trail nel 1994, ambientati rispettivamente nella corsa all’oro del Klondike e sul Rio delle Amazzoni.

Ma scendiamo un po’ più nel dettaglio.
Il protagonista può impersonificare un banchiere, un falegname o un agricoltore: questa scelta influenza la difficoltà del gioco e la quantità iniziale di soldi a disposizione.
Lo scopo è quello ovviamente di mantenere in salute i 5 membri del gruppo, che, oltre ad aver bisogno di nutrirsi e riposare, sono anche soggetti a malattie e possono morire per varie cause: morsi di serpente, annegamenti durante l’attraversamento di fiumi, morbillo, tifo, colera o, semplicemente, stanchezza. Celebre è la frase You have died of dysentery” (“Sei morto di dissenteria”), che appare molto spesso nel gioco, tanto da essere stampata su numerose magliette negli anni ’80 e ’90.

Anche i buoi del giocatore sono soggetti a malattie e morte. In alcune versioni successive del gioco, quando un membro del gruppo moriva, il giocatore aveva addirittura la possibilità di celebrare un breve funerale: se il giocatore sceglieva di farlo, poteva perfino scrivere un epitaffio tombale in suo onore.

oregon trail you died of dysentery

Il viaggio si articola in diverse tappe corrispondenti a località storiche del vecchio West, con differenti caratteristiche climatiche dipendenti dalla stagione. Il giocatore deve compiere scelte gestionali con le risorse, spesso limitate, di cui dispone e può sempre decidere quando mettersi in cammino e quando fermarsi, quante razioni alimentari mangiare e a quale velocità andare: il passo più forzato permette di percorrere più strada giornalmente, in funzione anche del numero di buoi disponibili, ma causa comprensibilmente maggiore stanchezza e debilitazione. Nelle tappe abitate è possibile inoltre acquistare rifornimenti, come cibo, vestiti, buoi, parti di ricambio per il carro, cartucce. Ed è anche possibile parlare con altri emigranti o con gente del posto per ottenere informazioni e curiosità oppure per effettuare scambi commerciali.

Tra una tappa e l’altra possono capitare eventi imprevisti (come furti o guasti del carro) e durante tutto il percorso è possibile anche cacciare per ottenere del cibo, ma con un consumo di tempo e di cartucce. Nelle prime versioni il successo della caccia era determinato dalla velocità con cui si digitavano parole come “BANG”, mentre con l’avvento della grafica la caccia venne realizzata con vere e proprie sequenze sparatutto, in cui il giocatore controllava un piccolo uomo che poteva puntare un fucile in otto direzioni e sparare colpi singoli agli animali (bisonti, conigli, scoiattoli, cervi, alci). Nelle versioni successive, il mirino iniziò ad essere controllato dal mouse.

Al termine del percorso, il punteggio era determinato dal numero di membri del gruppo sopravvissuti e dai soldi ed oggetti rimasti in possesso del giocatore.

Seguiti e rifacimenti di The Oregon Trail (che in tutti questi anni ha venduto oltre 65 milioni di copie in tutte le sue varie incarnazioni) continuarono ad uscire annualmente, fino ad arrivare ai giorni nostri: Gameloft ha infatti creato una versione nel 2009 per iPhone e iPod Touch. Ma se volete giocare a quella vecchia originale, la potete trovare online qui.