Valve è senza dubbio un’azienda degna del suo nome, avendo prodotto videogiochi del calibro di Half-Life e Left 4 Dead. Se parliamo di Valve Anti-Cheat (VAC), quindi, non ci riferiamo certo ad un programmino da due soldi: si tratta di un sistema attivo su determinati server di Steam, riconoscibili dal simbolo di uno scudo, che rileva ed esclude permanentemente dal gioco online chiunque stia usando trucchi o hacking di qualsiasi genere, rovinando quindi l’esperienza di gioco altrui. Non c’è dunque da stupirsi se, in risposta ai rumor apparsi su Reddit negli ultimi giorni, secondo i quali il sistema Anti-Cheat è in grado di leggere e spiare la cache DNS dei suoi utenti per usare queste informazioni, ci abbia messo la faccia Gabe Newell in persona.

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Al signor Valve, che come ha dimostrato con la creazione del VAC tiene molto all’essere un campione di fair play, non deve certo aver fatto piacere essere paragonato all’NSA, la National Security Agency americana famosa per le accuse di spionaggio su smartphone e pc privati. Ecco perché ha deciso di rispondere direttamente alle accuse con un post – Valve, VAC, and trust – scritto sulla stessa piattaforma da cui erano partiti gli indici puntati verso di lui. «Solitamente non parliamo del VAC – scrive Newell – perché creeremmo delle occasioni per i cheater di attaccare il sistema. Questa volta sarà un’eccezione».

Nel suo comunicato, Gabe Newell spiega la genesi di queste sgradevoli voci di corridoio: gli sviluppatori di trucchi, dopo essersi resi conto che la maggior parte dei giocatori si limita a scaricare le loro fatiche gratuitamente, hanno iniziato a utilizzare sistemi DRM (Digital Rights Management, ovvero un copyright digitale che impedisce di piratare un determinato contenuto) così che i fruitori di trucchi si trovino costretti a pagare per usarli. Esiste dunque un server dei DRM, al quale vengono inviate informazioni riguardo gli acquisti effettuati “in piena regola”; uso le virgolette perché parlare di legalità riguardo il comprare trucchi mi fa un po’ sorridere. Il compito del VAC è quello di scovare qualsiasi parvenza di hacking di ogni genere; una volta trovati, il secondo step è quello di risalire al server DRM che è stato contattato per quel download. Trattandosi di transazioni online, è molto probabile che indizi sul pagamento incriminato siano presenti sulla cronologia: quindi il sistema anti-cheat cerca dei riscontri sulla cache DNS. Se vengono effettivamente trovate informazioni sul server che il sistema sta cercando, queste e nulla più vengono inviate a Valve per segnalare la necessità di una particolare attenzione all’utente imbroglione e, se necessario, il ban.

«Trucchi contro fiducia è un continuo giocare al gatto e al topo», dice Newell, spiegando anche che, sorprendentemente, gli hacker hanno trovato la maniera di aggirare questo nuovo sistema di controlli a soli tredici giorni dal rilascio dell’update. «Se l’idea che “Valve è malvagia perché prende nota di tutti i siti che visiti” raccoglie consensi, ciò va sicuramente a beneficio di chi usa e crea trucchi» continua, sostenendo l’importanza della fiducia delle persone nel sistema, che un’abile mossa di “social engineering” come la frase da lui citata può far vacillare facilmente.

Newell conclude il comunicato sostenendo che le sue parole servono a spiegare agli utenti cosa Valve faccia e per quale motivo, il tutto con la massima trasparenza: ognuno può trarre le sue conclusioni e decidere se il suo operato sia degno o meno di fiducia. Io, le mie conclusioni, le ho tratte: difficilmente al giorno d’oggi si assiste a dichiarazioni semplici e chiare che spieghino e smentiscano (o meno) una voce di corridoio, soprattutto per quanto riguarda la privacy, tasto dolente dell’era dei social network. Quindi tanto di capello al signor Newell, che ancora una volta ha dimostrato di saper agire col cervello e di meritarsi tutta la fiducia dei giocatori.