Agosto: sole, mare, Caraibi, pirati, Edward Kenway… Mi sono fatta un po’ trasportare? Forse. Soprattutto perché, quest’anno, noi italiani di sole e mare non abbiamo avuto praticamente notizie. Ma tornando ad Edward Kenway: un pirata come lui problemi di maltempo non dovrebbe averne, ma in compenso non sfugge alla famigerata presenza di fatti inutili.
Ecco quali informazioni completamente futuli ho in serbo questo mese su Assassin’s Creed IV: Black Flag.

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Problemi PESA-nti

Se avete giocato ad Assassin’s Creed IV: Black Flag saprete certamente che, rispetto ai suoi predecessori, il titolo aggiunge una possibilità che si addice particolarmente alla vita piratesca: la caccia di grossi animali marini. Che siano balene, squali bianchi o orche non importa: basta avere un arpione e una buona mira, e il gigante marino verrà inevitabilmente tirato sulla nave dalla nostra ciurma all’inno di “guarda quanto è grosso!“.

Per quanto si possano trovare divertenti queste sequenze di caccia, c’è qualcuno che non la pensa proprio così: si tratta della PETA, sigla per People for the Ethical Threatment of Animals, un’associazione americana a favore dei diritti degli animali. Come riportato in questo articolo del sito VentureBeat, la PETA ha infatto accusato Ubisoft e la sua creatura di “glorificare” la caccia alle balene. La risposta della software house, però, giunta attraverso le pagine del portale IGN, non si è fatta attendere: “La storia è il nostro campo di gioco in Assassin’s Creed. Assassin’s Creed IV: Black Flag è un prodotto di finzione che riprende gli eventi reali accaduti durante l’Età d’Oro della Pirateria. Noi non giustifichiamo la illegale caccia alle balene, così come non giustifichiamo uno stile di vita piratesco fatto di scarsa igiene, razzie, saccheggi di navi e sregolatezza da ubriachi oltre il limite consentito”. E non hanno tutti i torti.

What will we do with a drunken sailor…

…early in the morning? Non vergognatevi: so che avete letto cantando e che, con ogni probabilità, Drunken Sailor sta continuando nella vostra mente. Sta succedendo anche a me ora, mentre sto scrivendo: è la dimostrazione di quanto i canti dei pirati, altra novità del quarto episodio di Assassin’s Creed, abbiano lasciato il segno nei giocatori.

Eppure, eppure, qui siamo di fronte ad un episodio di quasi inesattezza storica: se è vero che i canti pirateschi del gioco esistevano davvero, è vero anche che non si accordano bene con l’epoca in cui sono stati inseriti. Come spiegato perfettamente in questo articolo di Kotaku, del quale vi consiglio caldamente la lettura, i pirati del XVIII secolo non erano soliti cantare in mare: questa tendenza è nata solo successivamente. Per questo motivo è sorta la necessità di “importare” i canti da altre epoche: la già citata Drunken Sailor, ad esempio, risale al XIX secolo, mentre altri come Johnny Boker sono stati composti addirittura nel 1900.

Ma, c’è un ma: i canti dei pirati sono così ipnotici che perdoniamo a Ubisoft questo prestito temporale.

Japan-ized

Non è una novità che molti videogiochi giapponesi diventino manga grazie al tocco di esperti disegnatori, così come spesso accade che videogiochi occidentali vengano trasformati in fumetti dallo stile americano. Assassin’s Creed IV: Black Flag, però, pur essendo una creatura più che occidentale – sviluppato prevalentemente negli studi Ubisoft di Montreal, in Canada – ha avuto l’onore di diventare un manga. L’adattamento, fortunatamente, riprende fedelmente le avventure di Edward così come narrate nel gioco e dal 10 agosto 2013 è diventato una serie sul magazine Jump X edito da Shueisha: solo in Giappone, purtroppo. E, se vi ricordavate del fatto che ne avevamo già parlato circa un anno fa, un bel dieci e lode.

Conosci Mancomb Seepgood?

Mancomb seepgood easter egg assassin's creed 4

Un videogioco sui pirati non è degno di tale nome se non omaggia il videogioco sui pirati per eccellenza: Monkey Island. E Ubisoft non si è certo tirata indietro, nascondendo il suo riferimento molto bene: quando, a Nassau, Edward si trova ad accettare il suo primo contratto d’assassinio, la vittima designata è Mancomb Seepgood, il nemico del protagonista della serie di Monkey Island Guybrush Threepwood. In questo caso, il pirata si trova a capo di un gruppo di templari.

Le mille sfaccettature di Barbanera

Il leggendario pirata Barbanera è stato sapientemente trasformato da Ubisoft in uno dei personaggi principali del gioco, con una personalità carismatica e allo stesso tempo temibile e autoritaria. Ma siamo proprio sicuri che quello di Assassin’s Creed IV: Black Flag sia il vero Barbanera? Sì e no, visto che le notizie sul “re dei pirati” sono tanto poco numerose quanto vaghe.

Innanzitutto, in Black Flag il vero nome del pirata viene indicato come Edward Thatch: nella realtà, invece, non si hanno certezze sullo spelling del cognome, tanto che ne esistono varie versioni, come “Teach”, “Theach” o “Teatch”. In Assassin’s Creed, poi, non si fa menzione delle numerose scorribande amorose di Barbanera: pare che sia stato sposato ben quattordici volte, l’ultima delle quali con una sedicenne hawaiiana. Pare poi che il “vero” Barbanera fosse molto scenografico riguardo le sue apparenze: le leggende vogliono che il corsaro amasse presentarsi in battaglia con alcune micce accese sparse sul corpo, così da essere sempre ricoperto di una coltre di fumo che spaventassero i nemici. Queste sono solo storie, comunque: io preferisco il Barbanera più “umano” di Ubisoft.

Veniamo alla sua morte, che fortunatamente è stata riprodotta in maniera quasi fedele nel gioco: nel 1718, braccato dal governatore della Virginia Alexander Spotswood, fu ucciso dopo una sanguinosa e lunga battaglia nei pressi dell’isola di Ocracoke. L’unica differenza sta nella presunta età della morte: se in Black Flag, prima di morire, Barbanera sostiene di avere “già passato la quarantina”, nella realtà si stima che sia morto a non più di trentotto anni.

Infine, come è giusto che sia, Barbanera non è stato privato della sua nave, la Queen’s Anne Revenge: l’ammiraglia francese che il pirata e la sua ciurma fecero propria nel 1717 e che è diventata leggenda. Attualmente, il relitto della nave si trova sul fondale marino nella zona della Carolina del Nord, ma dal 1996 è in corso un’operazione per riportarla in superficie. Ad ora sono emersi solo l’ancora e alcuni cannoni; quando tornerà a galla scopriremo quanto le somiglia quella immaginata da Ubisoft.