Un tavolino da caffé, un iPad e la compagnia di Yoan Fanise e Simon Chocquet-Bottani. Questo è stato l’informalissimo hands-on di Valian Hearts: The Great War in versione mobile al Gamescom 2014.

Avevo giocato con grande entusiasmo a Valiant Hearts su console ma ho scoperto con piacere il fascino della versione mobile, versione che, come mi spiegano Yoancontent e sound director, e Simon, game e level designer, di Ubisoft Montpellier era prevista già dagli albori, da quanto Valiant Hearts era solo uno idea che vagava nella mente dall’art director Paul Tumelaiere.

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Per loro infatti iPad emula perfettamente l’effetto di un fumetto e proprio per questo motivo lo hanno ritenuto adatto a Valiant Hearts. In questa versione, che sarà disponibile dal 4 settembre 2014, i contenuti resteranno invariati; i controlli invece sono stati interamente ridisegnati per poter offrire al giocatore una migliore esperienza di gioco.

Un po’ contrariata chiedo come mai abbiano scelto solo iPad snobbando Android: mi sono sentita rispondere che i tablet Android hanno differenti risoluzioni e aspect ratio e per questo motivo il loro lavoro avrebbe potuto subire dei cambiamenti come per esempio lo schiacciamento dei filmati di intermezzo. Ovviamente nessun’artista vorrebbe ritrovare il proprio lavoro deformato da una macchina e quindi ecco risolto l’arcano.

La versione per iPad, oltre ad avere delle texture ottimizatte rispetto alla versione console e PC, è direttamente collegata all’app Apocalypse; questo per permettere ai giocatori di approfondire i riferimenti storici che vengono trattati nel gioco.

Spinta dalla curiosità, chiedo a Yoan e a Simon come mai il team abbia scelto il tema della Prima Guerra Mondiale, quasi sempre bistrattato nel mondo videoludico. “Abbiamo voluto guardare al passato delle loro famiglie perché molti dei nostri parenti sono stati coinvolti in prima persona in questa terribile guerra. Una volta iniziato a scavare, abbiamo trovato alcune lettere e la cosa ci ha toccati profondamente. Era diventata una questione molto personale” racconta Yoan Fanise.

A proposito delle lettere” aggiunge Simon Chocquet-Bottani “all’inizio, nemmeno noi sapevamo come sarebbe stato Valiant Hearts, ma dopo aver letto e raccolto tantissime lettere, abbiamo capito che quello era ciò che volevamo raccontare: storie di persone, non fatti che tutti possono trovare sfogliando un libro di scuola.

In effetti Valiant Hearts è un fumetto che racconta storie di vita, la guerra è solo un sanguinoso e invadente contorno.

Mentre ascolto le parole di Yoan e Simon mi domando che tipo di interazione ci siano stata tra i diversi sviluppatori e artisti perché questo gioco, più che dalla tecnica, è caratterizzato dalla creazione della narrazione. “Ubisoft per questo progetto ha previsto 10 persone. Eravamo solo in 10 e tutti facevano tutto. Sembra essere una situazione confusionaria e invece ti assicuro che non lo era. Quando lavoravamo su progetti grossi, titoli AAA intendo, ognuno di noi era relegato nel suo spazio vitale. Non avevamo mai la visione del gioco nella sua interezza. Qui invece la nostra creatività è stata stimolata e questa è la cosa più bella. Ognuno, con le sue abilità, è riuscito ad arricchire il lavoro degli altri” racconta Yoan.

Allorché pongo la domanda più temibile di tutte: Ubisoft farà altri giochi di questo genere?

Dipende dai risultati che otterrà il gioco, anche se il successo di titoli come Valiant Hearts e Child of Light non viene misurato prettamente dalle vendite. Noi però siamo fiduciosi soprattutto perché, sia dalla critica sia dai giocatori, abbiamo ricevuto dei feedback molto positivi“.