Sono passati 30 giorni dall’uscita di Destiny, nuova fatica di Bungie. Hype alle stelle, anzi ai pianeti (battuta triste, perdonatemi), per questo gioco che ha catapultato il grande studio di sviluppo di Seattle in una nuova avventura costata ad Activision, publisher del gioco, ben 500 milioni di dollari. Un colossal al cui confronto, Titanic, prima di affondare, sarebbe impallidito.
Il denaro speso però, qualunque cifra esso raggiunga, non basta per fare di un titolo una stella intramontabile. Con Denstiny, Bungie si è prefissa di rivoluzionare completamente il genere shooter: cancellare, come le onde del mare con la sabbia, quella spessa linea che divide la modalità singleplayer con la modalità multiplayer. Un crogiolo di giocatori che si sfidano, cooperano oppure semplicemente si ignorano. Insomma, come accade più o meno nel mondo reale.

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La domanda però che mi affiligge dal primo giorno a cui gioco a Destiny è “questa rivoluzione, c’è davvero stata?” Provo a spiegarvelo in 5 parole.

Metronotte

L’umanità, oppure quel che ne resta, si è rifugiata alle spalle del Viaggiatore, una gigantesca sfera dietro la cui ombra, gli esseri umani hanno costruito l’ultimo avamposto terrestre chiamato La Torre. Come un metronotte il Viaggiatore veglia – non solo di notte – sugli umani. Per l’uomo però, rifugiarsi non basta: essi vogliono ritornare ai fasti dell’Età dell’Oro, periodo di eccezionali colonizzazioni spaziali e sfavillanti nuove tecnologie. Per reclamare ciò che gli spetta di diritto, i Guardiani – i metronotte del Sistema Solare -, dovranno avventurarsi nelle profondità dello spazio combattendo temibili nemici che, con la loro irriverenza, hanno spazzato via la civiltà.

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Insomma, Destiny chiederà al giocatore di tramutarsi in paladino senza macchia e senza paura pronto ad affrontare l’oscurità che ci minaccia. Una trama un po’ banale, a tratti fumosa e senza mordente, dietro a cui si cela, a tutti gli effetti, un espediente attorno al quale costruire l’intero gioco. Forse Bungie ha peccato di presunzione e superficialità: nella loro testa, Destiny è una proiezione di quello che sarà nel futuro, il gioco completo e finito. I nostri occhi vedono qualcos’altro però: un contorno servito freddo. C’è sempre tempo per scaldarlo però… Pare che Bungie non abbia assolutamente smesso di lavorare su tutta la linea.

Gamesprincess_Ilviaggiatore_destiny_Bungie

#Skyporn

Per chi non è pratico di Instagram e Twitter, l’hashtag #Skyporn viene utilizzato per etichettare foto che rappresentano cieli spettacolari e mozzafiato. Ecco, i cieli di Destiny sono realmente da Skyporn: belli, profondi e mutevoli. Tanto mutevoli che un utente di Youtube da deciso di creare un timelapse del firmamento “incontrato” nella versione beta. La vostra reazione potrebbe verosimilmente essere la seguente:

Gamesprincess_JawDrop_Destiny

L’attenzione maniacale riposta da Bungie nell’esecuzione dei cieli e delle ambientazioni è assolutamente lodevole: lo stanziamento massiccio di artisti di grande livello, si vede ed è una vera e propria goduria per i bulbi oculari.

Destiny però non è fatto solo di cieli: i pianeti, pochi, rappresentano un ulteriore caposaldo di questo titolo.  La Terra, la Luna, Venere e Marte sono i soli luoghi esplorabili; un numero esiguo a prima vista, ma la loro vastità forse saprà placare la fame di esplorazione.

Tutti questi ambienti sono diversi l’uno dall’altro e sono sicura riusciranno a ad appagare la voglia di bellezza. Una volta atterrati sulla Terra sarete chiamati a sterminare i Caduti in grandi e fredde lande russe; la Luna invece è un’inospitale luogo fatto di crateri e serpeggianti tunnel profondi i quali ospitano l’Alveare, il regno di potenti mostri evoluti. Venere invece è un pianeta sempre in movimento in cui i colori verde e viola predominano: sullo sfondo un vulcano che erutta una lava sbluastra; qui per la prima volta incontrerete i Vex, degli automi ostili e coriacei da abbattere. Per ultima Marte, il pianeta rosso esplorato dal rover Curiosity: se pensavate che fosse disabitato, i giganteschi Cabal sapranno sicuramente come farvi cambiare idea. Insomma, come diceva Seneca “pochi ma buoni“… anche se il filosofo faceva riferimento ai libri, ma poco importa.

Destiny quindi è un prodotto visivo di qualità, in grado di soddisfare anche i giocatori più esigenti. Non temete per il Sistema Solare monco: probabilmente i prossimi pianeti non tarderanno a fare capolino.

Egocentrico

Come l’odioso Dorian Gray, anche i Guardiani peccano di egocentrismo: tutto gira intorno a loro dissipando l’importanza di tutto quello che li circonda alla stregua di voraci Buchi Neri. La storia epica dei Guardiani è solo una struttura fatta per contenere il livellamento del personaggio: se non superi – con grande fatica – il livello 20 non sei nessuno.
Io personalmente ho terminato in circa 24 ore la modalità storia da sola, come farebbero i peggio forever alone, perché adoro giocare con i miei tempi esplorando da sola ogni anfratto. Non fate caso a quelli che dicono che Destiny sia impossibile da giocare da soli, basta livellare per benino. Tutto il resto è in discesa.

Certo è che se non avete abbastanza tempo da dedicarvi, e avete schiere di amici disposti ad aiutarvi, in co-op finirete la storia in sole 12 ore circa. Ma non basta mai, perché il Guardiano è sempre affamato di armi potenti e di mantelli scintillanti, caschi corazzati e guanti da motociclista. Non c’è niente da fare, tutto ruota intorno a lui. L’opzione “tanto ho i denari e posso acquistare quello che voglio” qui non vale: quello che troverete nelle botteghe della Torre è quasi sempre povero di interesse. E quindi via, nei meandri dell’universo per uccidere nemici e ottenere nuovi drop. Insomma, tutto gira intorno al Guardiano ma il guardiano, al giocatore, da poche soddisfazioni.

Orienteering

Lo sport scandinavo conosciuto come Orienteering, vuole che gli atleti che vi partecipino siano in grado di terminare un percorso con il solo ausilio di una bussola e una mappa topografica. Ecco, prendete la mappa e dategli fuoco perché in Destiny, l’unica cosa che Bungie fornisce è la bussola. Niente mappe, libera esplorazione di luoghi apparentemente ristretti ma che dopo qualche minuto di riveleranno grandi, molto grandi. Orienteering a tutto spiano, insomma. Attenti a non perdervi.
Vorrei inoltre porre l’attenzione sulla parola percorso: scordatevi un mondo open-world. La Torre, il famigerato avamposto terrestre, altro non è che un punto di partenza, una base all’interno della quale potete darvi allo shopping più sfrenato, incontrare il tirchio Criptarca (colui che codifica gli engrammi) e rilassarvi facendo un po di stalking agli altri giocatori che, quasi sempre, avranno un livello più alto del vostro (quale maleficio è mai questo?).
Una volta che deciderete di intraprendere il viaggio spaziale, rimarrete un po’ amareggiati: l’astronave non si può pilotare, vi trasporterà diritti-diritti al pianeta scelto. Ma non finisce qui: una volta deciso il pianeta dovrete scegliere il tipo di missione e, espediente dopo espediente, inzierete a giocare.
Bungie quindi ha scelto la via del percorso preconfezionato che all’apparenza dona libertà al giocatore ma che alla fine lo guida con un bella carota legata a un bastone.

Caos

Il caos nella cosmologia greca ha un significato di “disordine originario”: prima della creazione del cosmo vi era il caos. Ecco, questo è quello che troverete in Destiny, un caos dove tutto è tendenzialmente sbilanciato. Parto parlando della modalità multiplayer – il Crogiolo – in cui i giocatori più deboli muoiono inesorabilmente sotto i colpi dei dei giocatori fighi. Il Crogiolo viene sbloccato nella parte iniziale della modalità storia e ovviamente mi ci butto a capofitto per il principio del “uhm, vediamo un po’ com’è“. Risultato? Entro- muoio, entro-muoio, rientro-rimuoio, ritorno in orbita a continuare la modalità storia.

Il matchmaking è praticamente inesistente e avvantaggia di gran lunga i giocatori che sono già forti e, quando dico forti, intendo quelli che hanno superato lo scoglio del livello 20. Quindi, come leggeva Dante all’ingresso dell’Inferno, “Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate“.

Ricapitolando: più i giocatori sono forti più hanno armi ultra-mega-spaziali che vi uccideranno quasi in un sol colpo. Voi, cuccioli di Guardiani, nonostante le vostre abilità, scaricherete un caricatore addosso al tizio di livello 29 in fronte a voi ma servirà a ben poco: egli per vendicarsi del sollecito, vi farà fuori senza pietà
Come alcune società odierne, anche Destiny è poco meritocatico. Quindi, il Crogiolo, evitatelo inizialmente. Rieschiereste solo di deprimervi.

Ma passiamo all’altro fattore caotico: i drop. Come in ogni MMO che si rispetti – o simili – i drop sono un pilastro fondamentale del gameplay. Abbatto più nemici possibili perché spero di ottenere delle ricompense degne. Qui di degno vi è ben poco: i nemici droppano poche cose di valore. Gli unici equipaggiamenti o armi di tutto rispetto che vi verranno elargite saranno durante le battaglie con i boss nella modalità storia e, se avete un deretano prominente, a fine partita nel Crogiolo.

Sono sempre più convinta che Bungie, al momento della creazione di Destiny, avesse in mente il prodotto finito e per finito intendo “il Destiny dei tempi che verranno”, quello in cui il sistema solare sarà completo, in cui tutto sarà armonioso.
Un titolo nel complesso sbilanciato, pieno di problemi risolvibili con delle patch, imperfetto, ma che nel complesso non riesce a farti smettere di giocare. Mai.

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