Chi ne è appassionato lo sa bene: novembre 2014 è il mese dei Pokémon. Il 28 novembre infatti arriverà sugli scaffali dei negozi italiani la tanto attesa riedizione di due dei più grandi successi targati Nintendo: Pokémon Zaffiro Alpha e Rubino Omega, remake degli originali giochi di terza generazione Pokémon, Zaffiro e Rubino. Quale occasione migliore di questa per scegliere cinque tra gli innumerevoli fatti inutili riguardanti i pocket monsters e raccontarveli?

Insetti-mon

Dopo tutti questi anni, ormai, l’esistenza dei Pokémon non sembra affatto strana. Nessuno però pensa mai a quanto sia stata effettivamente geniale l’idea che Satoshi Tajiri, “papà” del marchio e attuale CEO di Game Freak, ha avuto nei primi anni Novanta: come è potuto passargli per la mente la creazione dei mostriciattoli da allevare, scambiare, evolvere e quant’altro?

Quando era bambino, Satoshi aveva una passione: gli insetti. Amava catturarne più che poteva e di tutti i tipi, conservandoli in barattoli di vetro e, perché no, scambiarli con gli amici. E se quello che ho appena descritto è anche l’esatto funzionamento del mondo Pokémon, è perché il Tajiri adulto, ancora affascinato dai suoi divertimenti di gioventù, avrebbe voluto che i bambini si divertissero come faceva lui sfruttando le nuove tecnologie: ecco i Pokémon, esseri più o meno fantasiosi e colorati, da collezionare e scambiare.

La scelta di Nintendo Game Boy come piattaforma per quella che sarebbe diventata una delle serie di videogiochi più di successo al mondo è più o meno casuale: Tajiri, vedendo i cavi utilizzati dai giocatori per collegare le console e giocare insieme, immaginò le sue creaturine passare di lì come un flusso di dati. Da parte della grande N, per sua fortuna, trovo un interessato Shigeru Miyamoto, già creatore di serie di successo come Mario e Zelda, e da qui partì una più che fortunata collaborazione. Sapevate che le versioni giapponesi di Ash Ketchum e Gary Oak sono chiamate, rispettivamente, Satoshi e Shigeru?

Lezione di geografia

La geografia del mondo Pokémon è chiara e oscura allo stesso tempo. Ogni regione – ce n’è una per ogni generazione di giochi, dunque sono sei in totale – ha una struttura ben delineata e definita, con le sue città, i suoi mari, le sue catene montuose e quanto altro può esserci: tra loro, però, non è dato sapere se siano o meno connesse o quanto distino l’una dall’altra. L’unica eccezione è rappresentata da Kanto e Johto, rispettivamente teatro delle avventure della prima e della seconda generazione di videogiochi: il motivo è che, originariamente, Argento e Oro erano concepiti come sequel diretti di Rosso e Blu, dunque era logico che in qualche maniera richiamassero i loro predecessori.

Ogni regione, in ogni caso, è disegnata ricalcando la forma geografica di luoghi realmente esistenti nel “nostro” mondo. Per quanto riguarda Kanto, Johto, Hoenn e Sinnoh, rispettivamente le regioni della prima, della seconda, della terza e della quarta generazione, l’ispirazione viene direttamente dal Giappone: guardate la mappa qui sotto e spronate l’immaginazione cercando di immaginare le città e i percorsi dei giochi Pokémon inseriti nella geografia reale.

Pokemon-to-real-world

Il discorso cambia leggermente spostando l’attenzione sulle ambientazioni delle ultime due generazioni di Pokémon: Unima, la regione di Bianco, Nero, Bianco 2 e Nero 2, e Kalos, legata ai più recenti Pokémon X e Y. La prima è dichiaratamente ispirata alla città di New York, come si può notare anche in-game dalla presenza di città grandi e più simili alle metropoli moderne; la seconda, al contrario, si mantiene sul classico ispirandosi al territorio francese: ad una grande Luminopoli, con tanto di Tour Eiffel, si contrappongono paesini di campagna e di montagna. Guardate le mappe qui sotto se non siete ancora convinti:

GamesPrincess_Pokemon_mappa2

Se vi interessa la geografia dei Pokémon in maniera più dettagliata, non rimarrete delusi dalle informazioni contenute sulla pagina dedicata su Bulbapedia.

Mostri e lottatori

Se è vero che molti Pokémon hanno un design piuttosto semplice, ispirato ad animali o ad oggetti di uso comune, è vero anche che il design di altri ha un background culturale alle spalle che un occhio poco allenato potrebbe non cogliere.

Alcuni Pokémon sono ispirati a persone realmente esistite o esistenti. Hitmonlee e Hitmonchan, ad esempio, prendono il nome da importanti figure della lotta e delle arti marziali: il primo è un omaggio a Bruce Lee nel suo nome inglese e al kickboxer Tadashi Sawamura nel suo nome giapponese, Sawamular; il secondo, invece, deve il suo nome occidentale a Jackie Chan e quello orientale – Ebiwalar – al boxer giapponese Hiroyuki Ebihara.

Ciò che trovo molto affascinante è che parecchi Pokémon derivino il loro aspetto dalla mitologia, giapponese o occidentale. Mawile è un Pokémon introdotto in Rubino e Zaffiro, all’apparenza molto carino e tenero. Il suo design è tuttavia basato su una figura mitologica tipica giapponese, la Futakuchi-onna – letteralmente, “donna con due bocche”: una donna che, maledetta per motivi che variano a seconda della versione del mito cui si dà retta, si trova ad avere una bocca dotata di volontà propria sul retro del proprio capo. E questa descrizione ricorda molto il caro Mawile, no?

GamesPrincess_Mawile_Futakuchuonna

Uscendo dai confini giapponesi, troviamo i leggendari di Kalos – Xerneas, Yveltal e Zygarde – basati su divinità della mitologia norrena; e ancora Sableye, Pokémon di tipo Spettro – Buio, trae ispirazione da un goblin particolare e tipico delle leggende nordamericane.

Per le informazioni e l’immagine ringrazio questo articolo di GamesRadar.

Problemi animati

L’anime dedicato a Pokémon ha avuto non pochi problemi con qualche puntata, sia in Giappone che nel resto del mondo. Tanto per cominciare, è piuttosto noto che l’episodio 38, dedicato a Porygon, fu rimosso dalla programmazione dopo la prima messa in onda: a causa di una serie di schermate lampeggianti con colori accesi e diversi tra loro, si stima che circa 12.000 bambini giapponesi abbiano avuto lievi sintomi di nervosismo, mentre ben 685 furono portati in pronto soccorso, dei quali alcuni avevano addirittura manifestati attacchi epilettici.

Altri problemi riguardanti l’anime di Pokémon riguardano soprattutto le censure. L’episodio 18 non fu mai mandato in onda in Occidente, a causa di una scena che vedeva James, metà maschile del Team Rocket, indossare un bikini da donna, corredato di seno prosperoso proveniente da luoghi ignoti ai più. Anche l’episodio 19 non fu mandato in onda sulle TV americane, sebbene solo temporaneamente: la storia, che vedeva un Tentacruel gigante distruggere la città, ricordava eccessivamente l’ancora fresca ferita dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre. Ancora, il Pokémon Jynx e svariati episodi che lo vedevano protagonista furono censurati e criticati, perché si temeva che le fattezze del mostriciattolo sarebbero risultate offensive per le donne afroamericane, delle quali Jynx risulterebbe una caricatura: il problema finì quando Jynx fu ricolorato e la sua pelle da nera diventò viola.

Bonus: l’anime di Pokémon, precisamente la puntata in cui Ash vuole lasciare Pikachu alla riserva con i suoi simili, causò nel mio palazzo di quand’ero bambina una serie di pianti compulsivi di tutti i minori di dieci anni residenti lì: quel pomeriggio fu davvero tristissimo e nessuno scese in cortile a giocare.

«Science, b***h» [cit.]

In questi quasi vent’anni i Pokémon si sono visti dedicare gli oggetti più strampalati, dai semplici controller e console ai peluche, dalle monete ai francobolli, arrivando addirittura a consacrare Pikachu come mascotte della squadra giapponese ai mondiali di calcio del 2014.

Quello che forse non tutti sanno è che ai Pokémon si è rivolta anche la scienza per dedicare scoperte più o meno importanti. A Pikachu è infatti dedicata la Pikachurina, una proteina retinale extracellulare, chiamata così per i suoi movimenti fulminei che tanto ricordavano quelli del topo elettrico più famoso del mondo. POKEMON era anche il nome di zbtb7, un gene umano scoperto e annunciato nel gennaio del 2005 che sarebbe in grado di agire come un interruttore sulla proliferazione del cancro nell’organismo umano. Il nome era il risultato di un acronimo creato ad hoc: «POK erythroid myeloid ontogenic factor». A The Pokémon Company, tuttavia, non piacque molto l’idea di affiancare il proprio marchio al gene responsabile del cancro – non è esattamente quello che definirei omaggio, in effetti – e decise di fare causa ai ricercatori, i quali furono obbligati a rinominare la loro scoperta con la sigla zbtb7.

Tra tantissime informazioni inutili disponibili sul mondo dei Pokémon, ho cercato di stupirvi scegliendo alcuni dei fatti meno noti. Sono riuscita nel mio intento? Aspetto, come sempre, i vostri commenti con altre curiosità!