Quando ci apprestiamo a giocare un videogioco la trama e la sezione narrativa è ciò che – solitamente – ci invoglia a continuarlo oppure a metterlo da parte. Possiamo criticarne il gameplay, possiamo non apprezzarne la grafica, ma se la trama è inconsistente o, peggio ancora, piena di buchi, risulterà quasi impossibile lasciarci coinvolgere del tutto.

Spesso, inoltre, molti dei nostri giochi nascondono al proprio interno storie, leggende, racconti metropolitani, miti realmente tramandati o narrati, di cui ne disconosciamo l’esistenza. Almeno uno dei titoli presenti nella nostra libreria videoludica ne conterrà uno, se non più di uno. Non lo avete riscontrato anche voi?

Ebbene, oggi voglio esplorare proprio questi miti e queste leggende a cui il mondo videoludico si è ispirato e scoprirne quelli più bizzarri e quelli più mistici. Vi presento, quindi, cinque videogiochi ispirati a miti e leggende. 

Never Alone

Preparatevi ad immergervi nelle fredde nevi dell’Alaska, perchè è lì che Never Alone vi porterà. Il puzzle game (conosciuto anche come Kisima Inŋitchuŋa), in uscita il 18 novembre (su PS4, Xbox One e PC), racconta le vicende di Nuna, una bambina Iñupiaq, nativa di Barrow, e della sua volpe artica.

GamesPrincess_NeverAlone

I due, intervallandosi nel gioco, dovranno salvare il proprio villaggio attorniato da una bufera di neve eterna, sfruttando le proprie capacità e le proprie abilità. La volpe sarà in grado di correre velocemente attraverso i sei capitoli di gioco, mentre Nuna potrà raccogliere i vari oggetti che incontrerà per la sua strada, il tutto semplicemente premendo un tasto e scegliendo il personaggio più adatto alle singole situazioni. Accompagnati da una colonna sonora suggestiva e da un’ambientazione delicata e glaciale, Never Alone vuole in tutto e per tutto catapultarvi nel freddo stato dell’Alaska.

LEGGI ANCHE: [Princess @ E3] Hands on Never Alone – Kisima Ingitchuna

Ma la storia narrata all’interno dell’indie game non è del tutto nata da una brillante fantasia. Tutt’altro. Il fatto più curioso, e allo stesso tempo più emozionante, è proprio quello che il gioco cerca di riprodurre tradizioni, leggende e storie dei nativi americani. La stessa bufera di neve che dovranno affrontare Nuna e la volpe è ispirata alla Kunuuksaayuka, la leggenda tradizionale Inupiaq che parla proprio di una violentissima e infinita bufera di neve che intrappola un intero villaggio, isolando completamente i suoi abitanti e lasciandoli senza cibo per molti giorni. E non è tutto. È stato lo stesso Cook Inlet Tribal Council, organizzazione che si occupa di sostenere in campo sociale, educativo e lavorativo i nativi dell’Alaska, a chiedere alla Upper One Games, prima società di videogiochi formata da nativi americani, di creare un videogame che, non solo si ispirasse alla cultura e alle leggende degli Inupiaq, ma che le portasse anche avanti e le facesse conoscere al resto del mondo. Tutto ciò che incontriamo e che visitiamo nel gioco, infatti, è tipico del freddo stato americano. Perfino la lingua originale, sottotitolata, è l’Inupiaq, prova ancora una volta del grande apporto culturale che il titolo vuole portare.

Folklore

Dai freddi ghiacci dell’Alaska ci spostiamo alle incantevoli scogliere irlandesi, ambientazione primaria di Folklore, gioco di ruolo targato Sony, pubblicato nel 2007, qualche mese dopo l’uscita della PlayStation 3. Conosciuto anche come FolksSoul – Ushinawareta Denshō – (letteralmente “FolksSoul: L’ultima leggenda“), il titolo ci porta nel villaggio irlandese di Doolin, dove una giovane ragazza di nome Ellen si reca, spinta da una lettera della madre che credeva essere morta. Lì Ellen incontra Keats, un giornalista della “Unknown Realms”, rivista di soprannaturale, che ha ricevuto una misteriosa telefonata da parte di una donna. In questo scenario tetro e misterioso si apre la nostra storia, all’inizio della quale potremo scegliere se vestire i panni di Ellen o Keats.
Il nostro protagonista dovrà avventurarsi tra le oscure strade di Doolin, chiedere informazioni ai sinistri abitanti del luogo e indagare nel profondo regno dei morti. Quest’ultimo non sarà buio, inquietante e dipinto di rosso sangue come molte storie narrano, bensì ci immergeremo in ambiente cui colori varieranno nelle differenti sfumature di verde vivido, viola e blu, e cui i toni sono tutt’altro che cupi ma accesi, suggestivi e saturati. Tutto questo per immergerci ancora di più in questo mondo popolato da creature mistiche, i Folk, tipiche per l’appunto del folclore celtico e delle leggende popolari.
folklore, sony
Ma non è solo il regno degli inferi ad essere intriso di cultura irlandese e miti del luogo. Anche lo stesso villaggio di Doolin ricalca la tradizione popolare e si ricollega a tantissime leggende tipiche delle scogliere più famose dell’Irlanda, le Cliffs of Moher. Una di queste,  Hag’s Head, sembrerebbe avvicinarsi molto agli strani eventi accaduti nel villaggio del nostro gioco.
Hag’s Head, oltre a dare il nome alla leggenda stessa, è il nome convenzionalmente attribuito al punto più meridionale delle scogliere. In questo punto le rocce assumono una forma assimilabile a quella di una testa femminile rivolta verso l’oceano. La leggenda ad essa collegata narra la storia di una fattucchiera, Mal, innamoratasi dell‘eroe del folklore irlandese Cù Chulainn. Questi però, non ricambiando l’amore della donna e cercando di sfuggirle percorse tutta l’Irlanda fino ad arrivare, per l’appunto, alle scogliere di Moher. Una volta giunto lì, la donna pensò di averlo in pugno ma l’eroe, coi suoi poteri, sfruttò l’acqua di mare usandola come scala e fuggì dalla fattucchiera. La donna, cercando di seguirlo, inciampò e cadde giù dalla scogliera. Oggi, proprio quel punto viene chiamato Hag’s Head, luogo in cui, si dice, Mal abbiamo tinto il mare col proprio sangue.

Assassin’s Creed IV: Black Flag

Lasciamo le incantevoli e misteriose scogliere irlandesi per navigare in acque più calde. Sì, avete capito bene, sto parlando proprio dei Caraibi, tappa principale di Assassin’s Creed IV: Black Flag. Il quarto capitolo della saga sviluppata da Ubisoft Montreal vede protagonista Edward Kenway, giovane pirata della Jackdaw in cerca di tesori. Il gioco, che si sviluppa per lo più in mare e in una certa percentuale anche sulla terraferma, ci toglierà le classiche vesti di assassino, mentore o adepto che sia, e ci farà indossare quelle più inusuali e anticonformiste del pirata cercatore di ricchezze, ma anche di verità. E in questa ricerca il nostro Kenway avrà al suo fianco numerosi amici, rigidi esecutori del codice piratesco, che lo aiuteranno o lo indirizzeranno verso una vocazione a lui ancora sconosciuta.

Uno di questi è il leggendario Edward Thatch, meglio conosciuto come Barbanera, uno dei più temuti pirati delle acque caraibiche e fondatore della Repubblica di Nassau. Proprietario della Queen Anne’s Revenge, terrorizzò le Indie Occidentali per poi dirigersi verso il Nordamerica. Spregiudicato e aggressivo, Thatch accoglie Edward nella sua ciurma e ne diventa il mentore nel campo della pirateria. Nonostante i modi, Barbanera è un pirata stimato da tutti gli altri personaggi nel gioco e crea una sorta di empatia che spinge lo stesso giocatore a provare simpatia per lui.

GamesPrincess_AssassinsCreed_BlackFlag

Ma la storia di Barbanera non è frutto della semplice trama di Assassin’s Creed IV, bensì è tratto da una delle leggende più conosciute nella pirateria. Edward Teach, così nominato realmente, fu un celebre pirata britannico che ebbe il controllo del Mar dei Caraibi nell’età dell’oro della pirateria. La sua figura fu talmente mitizzata che i dati reali e le leggende sembrano fondersi insieme tanto da creare una sorta di vero e proprio mito intorno al suo personaggio. Così come nel gioco, Barbanera ebbe la fama di essere uno dei pirati più feroci capace di terrorizzare indistintamente nemici ed equipaggio. Si dice addirittura che usasse sparare con la pistola alle gambe dei suoi uomini come misura punitiva o semplicemente per mantenere la disciplina a bordo. Inoltre si racconta che bevesse rum mischiato con polvere da sparo e che la sua barba fosse così lunga da attorcigliarsela attorno alle orecchie. Non deve stupire, quindi, se un personaggio avvolto da un così grande alone di mistero e fascino abbia ispirato case videoludiche, ma anche il mondo del cinema e della letteratura. Ne abbiamo, infatti, prova ne “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson, in “Mari Stregati” di Tim Powers e si pensa che perfino il famoso Capitan Uncino del “Peter Pan” di James Matthew Barrie sia stato nostromo di Barbanera. Come dimenticare, infine, in campo cinematografico, il nemico principale de “I Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare“.

Legacy of Kain: Soul Reaver

Se prima abbiamo parlato di magnifiche ambientazioni e luoghi mozzafiato adesso dobbiamo spostarci letteralmente in un’altra dimensione, ma dobbiamo fare anche un grande passo indietro nel tempo. Siamo nel 1999 e sicuramente i giocatori con un po’ di esperienza ricorderanno senza dubbio il titolo che sto per presentarvi.

Sto parlando di Soul Reaver, secondo capitolo della saga Legacy of Kain, uscita inizialmente su PlayStation e successivamente trasportata su PlayStation 2 e PlayStation 3. Il titolo nel particolare, segue la storia di Raziel vampiro luogotenente di Kain, il vampiro superiore che l’ha giustiziato per essersi evoluto prima di lui. Raziel è quindi rinato come non morto per vendicare non solo se stesso ma anche tutti i suoi fratelli assassinati da Kain.

L’aspetto del protagonista è principalmente quello di un umanoide dal corpo parzialmente scarnito che preserva ciò che rimane del suo corpo da vampiro, la sue pelle è bluastra, i suoi capelli neri e gli occhi ricoperti da un miasma bianco. La sua storia si sviluppa tra Soul Reaver e Soul Reaver 2 ed è incentrata fondamentalmente sull’alternarsi di due regni, il Regno Materiale e il Regno Spettrale, attraverso i quali Raziel si giostrerà per eliminare i propri nemici e superare i capitoli. Una volta uccisi i propri avversari il protagonista potrà assorbirne l’anima per recuperare vita. L’arma principale del nostro antieroe è la Mietitrice d’Anime, una lama dal nome evocativo, che gli permetterà di mantenere invariata la propria salute. Durante tutto il gioco, attraverso il superamento dei vari livelli, il personaggio potrà acquistare diversi poteri aggiuntivi, come la telecinesi, la possibilità di maneggiare il fuoco, utilizzare il potere dei glifi e tanti altri ancora. 

GamesPrincess_SoulReaver2

Ancora una volta, anche in un gioco così datato come Soul Reaver, è presente un’antica leggenda che fa da fonte d’ispirazione per un videogame. “Raziel” è, infatti, anche il nome dell’arcangelo tipico della kabbalah giudaica, noto anche come “L’angelo del mistero” o “Custode dei Segreti“. Nella mitologia ebraica egli era, per l’appunto, il custode di tutto il sapere terreno e celeste che l’arcangelo stesso custodì in un libro. La leggenda narra che l’angelo avesse portato il proprio libro ad Abramo ma gli altri angeli, gelosi, lo  avessero rubato e gettato in mare. Si narra, inoltre, che il libro fu poi riportato ad Abramo grazie all’arcangelo Raffaele. La figura di Raziel incuriosì così tanto le differenti culture che è stato recentemente introdotto nel romanzo Shadowhunters di Cassandra Clare.

Final Fantasy XIII

Dal mondo spettrale e vampiresco di Soul Reaver ci spostiamo a quello colorato ed evocativo di Final Fantasy XIII, RPG per antonomasia, targato Square Enix, pubblicato nel 2010. La trama si apre su Cocoon, un mondo tecnologicamente avanzato e governato da una monarchia di stampo ecclesiastico, il Sanctum, che fluttua al di sotto di un altro pianeta, Gran Pulse. Entrambi i mondi sono, inoltre, retti e regolati dai Fal’Cie, misteriose entità, paragonate a dei, che eleggono come propri servitori alcuni cittadini marchiandoli con uno stigma. La paura per l’ignoto e le lotte secolari hanno creato una profonda frattura tra  i due mondi, tanto da indurre il Sanctum ad esiliare tutti i cittadini che hanno avuto contatti col mondo sottostante o sono stati sospettati di averlo fatto.

Tra questi c’è Serah, sorella della protagonista guerriera Lightning, e fidanzata di Snow. Questi ultimi, insieme ad altri quattro personaggi, si batteranno al fine di salvare la sorella di Lightning, scoprendo la verità sui due mondi e sui loro governi. Per far ciò, però, dovranno abbattere la paura per un mondo sconosciuto, facendosi essi stessi marchiare da un Fal’Cie nemico, divenendo loro stessi nemici del proprio pianeta. Una volta marchiati, i sei protagonisti riceveranno in sogno una missione, nella quale vedranno un enorme figura, identificata poi come Ragnarok, distruggere Cocoon.

GamesPrincess_FinalFantasyXIII

 

Final Fantasy XIII è stato uno di quei titoli che più ha diviso il web e il pubblico accanito della saga. Per alcuni un capolavoro, per altri un totale disastro, il fantasy  RPG ha comunque mostrato tutte le sue potenzialità per le nuove piattaforme del tempo, fondendo una grafica mozzafiato ad una colonna sonora commovente. Ma anche all’interno di una storia fantastica come quella del tredicesimo capitolo sono presenti vari e diversi riferimenti a leggende e miti di diverse culture, da quella germanica a quella induista a quella norrena. Basti pensare agli esper (chiamati nei vari capitoli della saga in maniera sempre differente: eoni, GF, eidolon, ecc..), creature magiche di cui si servono i protagonisti per oltrepassare i pericoli più ardui. Ma la leggenda più evocativa del tredicesimo capitolo è sicuramente quella di Ragnarok.

Il grande mostro distruttore della visione onirica dei nostri personaggi non è un’entità di invenzione fantastica. Nella mitologia scandinava, infatti, i Ragnarǫk (o Ragnarök ) indicano lo scontro finale tra potenze del bene e della luce in opposizione a quelle del male e delle tenebre. Il nome deriva da “ragna“, dei, e “rǫk“, fato, confuso poi con “røkkr“, crepuscolo. Esso potrebbe quindi essere tradotto in “Fato degli Dei” o “Crepuscolo degli Dei” e starebbe quindi ad indicare il pieno tripudio di forze oscure e forze benigne, in seguito al quale l’intero mondo verrà distrutto e poi rigenerato. Durante questo grande periodo di caos tutte le creature mitologiche scandinave si scontreranno portando dolore e distruzione ovunque. Ma, in seguito, dalle ceneri il mondo risorgerà e la stirpe umana verrà rigenerata, creando un mondo puro e in pieno equilibrio. Questa stessa leggenda è quella che descrive il destino di Ragnarok, creatura di distruzione in Final Fantasy XIII e quindi classico esempio di come una cultura, una leggenda, un mito influenzino a tal punto sviluppatori ed ideatori.

Questi, quindi, sono i  cinque videogiochi le cui storie e leggende mi hanno più incuriosita. Quali sono i titoli da voi posseduti altrettanto carichi di fascino e mistero?