Anni di attesa, rumors mai confermati, indizi nascosti in Pokémon X e Y: questi erano Pokémon Rubino Omega e Zaffiro Alpha, remake dei quasi omonimi giochi di terza generazione della serie, prima che venissero ufficialmente annunciati nel maggio di quest’anno. La loro uscita, schedulata per il 28 novembre in Europa e per il 21 nel resto del mondo, ha mandato in estasi i milioni di fan che li aspettavano spasmodicamente. Ed ora, dopo un paio di settimane, saranno riusciti a conquistarmi come fecero gli originali Rubino e Zaffiro tanti anni fa? Ve lo racconto in 5 parole.

Secchione

Se le software house fossero studenti di un liceo, Nintendo sarebbe il secchione che, per quel che riguarda i compiti di remake, vanta una sfilza ineguagliata di 10. Ma non è un mistero che la grande N ci sappia fare in questo campo: con la serie di Pokémon lo aveva già dimostrato. Rosso Fuoco e Verde Foglia, infatti, seguiti nel 2009 da Argento SoulSilver e Oro HeartGold, avevano dato una lezione su come riuscire a divertire i giocatori anche a distanza di dieci anni dall’uscita del gioco originale. Rubino Omega e Zaffiro Alpha non fanno eccezione: attenendosi all’ABC del perfetto remake, colpiscono con il giusto mix di freschezza e fedeltà all’originale.

La grafica 3D impreziosisce senza dubbio ogni angolo e ogni individuo di Hoenn: è bello vedere finalmente che faccia ha davvero Lino, il nostro tenerissimo rivale, così come sono contenta di riuscire finalmente a distinguere il cappello di Brendon, ora impossibile da scambiare per capelli bianchi malpettinati. Le città hanno subito un totale restyling, con un risultato che per alcune si avvicina molto all’originale – come nel caso di Porto Selcepoli – e che per altre consiste in uno stravolgimento totale: Ciclamipoli, ad esempio, da semplice cittadina è diventata una metropoli al chiuso che strizza l’occhio alla Luminopoli di Kalos, con la quale parrebbe persino gemellata. Una menzione la merita anche il comparto sonoro: tutte le musiche sono state riarrangiate per il nuovo supporto, mantenendo tuttavia le melodie inconfondibili originali e anche le amatissime trombe squillanti nelle tracce dei Percorsi, senza le quali sarebbero stati defenestrati tanti 3DS.

Amarcord

Non penso sia un mistero per Nintendo che la regione di Hoenn, teatro delle avventure della terza generazione di giochi Pokémon, sia tra le più amate per gli appassionati della serie: motivo, questo, che ha portato Rubino Omega e Zaffiro Alpha ad avere un’impronta fortemente nostalgica.

Non fraintendetemi: i giochi risentono positivamente di tutti i benefici che la sesta generazione ha portato nel mondo dei pocket monsters ma, col proseguire dell’avventura, l’impressione che si ha è quella di una trama e di un gameplay quasi “incontaminati” rispetto ai remake cui Nintendo ci ha abituati finora. Se infatti in Rosso Fuoco e Verde Foglia i cambiamenti erano molti e culminavano nell’aggiunta del Settipelago, se in Argento Soulsilver e Oro Heartgold addirittura erano stati inseriti elementi della trama di Pokémon Cristallo oltre a tante altre novità, il discorso cambia per quanto riguarda Rubino Omega e Zaffiro Alpha, che sembrano mantenersi molto più fedeli alle trame originali rispetto ai loro predecessori: oltre all’introduzione nella storia – un po’ forzata, secondo me – delle Megaevoluzioni e delle nuove forme di Kyogre e Groudon, tutto scorre esattamente come sapevamo già. Una ventata di novità la porta certamente il cosiddetto Episodio Delta, disponibile però solo dopo la fine del gioco: insomma, potevano aggiungere tantissime cose mutuandole ad esempio da Pokémon Smeraldo, ma non lo hanno fatto e a noi va bene così.

Gotta catch ‘em all

Sì, questo è lo slogan dei Pokémon che dal 1996 accompagna le cartucce colorate spronando i giocatori ad ampliare il più possibile il loro Pokédex. Slogan che, tuttavia, non è mai stato preso troppo alla lettera: tra scambi, evoluzioni particolari e pokémon impossibili da ottenere se non tramite evento è sempre stato estremamente difficile autoproclamarsi il più grande allenatore di tutti i tempi.

Una svolta da questo punto di vista la si era vista in Pokémon X e Y: la GTS, lo scambio prodigioso e la Banca Pokémon avevano finalmente permesso di ottenere tutti i mostriciattoli necessari al completamento del Pokédex, compresi quei leggendari tecnicamente impossibili da avere che qualche sedicente smanettone era riuscito ad ottenere in modo legittimo. In Rubino Omega e Zaffiro Alpha sono state ovviamente mantenute tutte le modalità di scambi vari ed eventuali di cui un vero cercatore di pokémon non può fare a meno, con l’aggiunta di una piccola soddisfazione personale per chi gioca: la possibilità di catturare e ottenere in-game tantissimi pokémon rari, come leggendari e starters. Questo significa che, per completare il pokédex, non è più così necessario munirsi di tutte le cartucce precedenti o vendere l’anima ai giapponesi della GTS per avere Reshiram e Giratina: Rubino Omega e Zaffiro Alpha potrebbero essere le prime versioni ad incarnare davvero lo spirito del Gotta catch ‘em all. Da quando i pokémon sono più di 151, si intende: immagino che vi sarà capitato di completare il pokédex in Rosso e Blu per ricevere in cambio una misera pergamena, e di rimanerci anche malissimo.

Esplorazione

L’esplorazione di Hoenn in Rubino Omega e Zaffiro Alpha tocca picchi mai visti in un gioco di Pokémon. Tanto per cominciare, grazie alla nuova funzione del NaviDex – ossia l’aggeggio che già nei giochi originali fungeva da mappa, telefonino e quant’altro – si potrà avere il controllo sui pokémon catturati e da catturare in una determinata zona. Non solo: una volta ottenuto un esemplare di uno qualsiasi dei mostriciattoli, potremo impostare il NaviDex in modo da segnalarci la sua sola presenza nell’erba alta. Così facendo, le probabilità di trovarne uno con abilità nascoste, mosse speciali o statistiche più alte aumentano progressivamente.

La vera novità di questi giochi, comunque, è il cosiddetto Ipervolo. Vi siete mai chiesti, usando la mossa Volo tra una città e l’altra, come sarebbe poter sorvolare la regione in groppa ad un pokémon? La risposta è proprio l’Ipervolo, che permette di solcare i cieli di Hoenn in groppa a Latias o Latios – a seconda della versione. Grazie a questa nuova feature sarà possibile non solo muoversi liberamente al di sopra della terra ferma, ma anche ingaggiare combattimenti aerei contro pokémon di tipo volante e raggiungere aree nuove e normalmente inaccessibili.

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Facile

L’ultima parola che ho scelto per questa recensione nasconde in realtà un duplice significato.

Da una parte ritengo infatti che Rubino Omega e Zaffiro Alpha siano dei giochi facili nel vero senso della parola, almeno per quanto riguarda il confronto con gli originali Rubino e Zaffiro. Il Condividi Esp. – aggeggio che permette la condivisione dei punti esperienza tra tutti i pokémon, anche quelli che non hanno partecipato alla lotta – tanto caro alla sesta generazione è in primis il responsabile: per colpa sua, o grazie a lui, ci si ritrova sempre con i pokémon sopralivellati rispetto all’andamento della storia. Certo, almeno in queste versioni è possibile disattivarlo al contrario di X e Y, ma non è detto che tutti lo facciano o che abbiano un motivo per farlo. Altre piccole cose mi hanno fatto rimanere un po’ con l’amaro in bocca dal punto di vista della difficoltà, come ad esempio il fatto che si venga “teletrasportati” da una città all’altra se ce n’è bisogno: ma il bello di Rubino e Zaffiro era proprio che, essendo un po’ più dispersivi rispetto alle versioni in cui la storia procede in maniera lineare rispetto alla mappa, ci si perdesse tornando indietro e cercando di capire cosa si dovesse fare. Esempio pratico: per tornare a Petalipoli, seconda città visitata ma collocata molto più avanti per quanto riguarda la sfida col capopalestra, basta parlare col buon Brendon o con la buona Vera, anziché rifarsi mezza Hoenn a piedi. Non posso poi digerire il fatto che, a metà della storia, ci venga letteralmente dato un pokémon che dodici anni fa causava parolacce facili per la sua estrema difficoltà di cattura: a buon intenditor…

Dall’altra parte, la parola facile sta a significare anche il fatto che è stato facile per Nintendo partorire un gioco come questo partendo da una base come quella di Pokémon X e Pokémon Y. Per quanto Rubino Omega sia una versione che ho adorato, non posso negare il fatto che alcune dinamiche siano state prese e messe nel gioco senza nemmeno essere rielaborate un minimo. Tra queste rientra pienamente l’interfaccia del PSS, del Poké Io e Te e del Super Allenamento Virtuale, mutuate integralmente da X e Y: non dico che siano un ostacolo al godimento del gioco, ma di certo l’effetto ctrl+c/ctrl+v non è dei migliori. Allo stesso tempo, inspiegabilmente, sono state escluse alcune meccaniche introdotte in X e Y che avevano davvero colto nel segno: i pattini a rotelle, ad esempio, giusto mix tra le Scarpe da corsa e la Bicicletta, ma anche le numerose boutique con le quali personalizzare l’aspetto del nostro protagonista sarebbero stati apprezzati.

Insomma, almeno secondo me, altri sei mesi di lavoro non avrebbero fatto male a questi due titoli, ma Nintendo ha puntato molto sulle emozioni dei videogiocatori affezionati a questi due titoli: il popolo di Internet direbbe che al grido di all aboard the feels train siamo tutti saliti sul treno dei sentimenti. Non so voi, però io non ho intenzione di scenderne tanto presto.

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