Videogiochi che «allenano» alla violenza. E io li stavo per regalare a mio figlio.” È questo il titolo dell’articolo comparso quest’oggi su La 27esima Ora, il blog tutto al femminile del Corriere della Sera. Ve lo racconto brevemente: il figlio 11enne dell’autrice chiede per Natale GTA V un videogioco “bellissimo dove si fanno inseguimenti di macchine“. La mamma, visto l’ottimo rendimento scolastico del figlio, senza saper né leggere né scrivere, corre in negozio per accontentarlo. Purtroppo o per fortuna il gioco era andato esaurito. Vada per la prenotazione allora. Lasciano 5 euro per prenotarlo e nel mentre accade l’inaspettato. L’autrice dell’articolo partecipa ad una conferenza in cui vengono esposti i risultati di un sondaggio al quale aveva partecipato anche il figlioletto: durante la conferenza mostrano scene di violenza presenti in GTA V che sono state percepite come “un’istigazione alla violenza anche sessuale, al crimine e al femminicidio“.

Gamesprincess_Rating_PEGI

In effetti, GTA, da sempre è un gioco assolutamente non adatto ai bambini e nemmeno agli adolescenti. GTA ha un rating – stabilito dal PEGI – pari a 18+. Il rating si trova sulla confezione e consiste in un bel bollino rosso – molto evidente – che riporta l’età. Per avere ancor più informazioni, basterà digitare www.pegi.info – acronimo di Pan European Game Information – e poi nel campo di ricerca Grand Theft Auto V. Questo è il risultato della ricerca:

The content of this game is suitable for persons aged 18 years and over only.
It contains: Extreme violence – Multiple, motiveless killing – Violence towards defenceless people – Strong language
This game allows the player to interact with other players ONLINE

Il contenuto di questo gioco è adatto solo a persone che hanno più di 18 anni.
Contiene: Estrema violenza – immotivate uccisioni multiple – violenza verso persone indifese – linguaggio forte
Questo gioco vi permette di giocare e interagire con altri giocatori online.

Molti genitori hanno rischiato di commettere un errore e si stupiscono del fatto che questo tipi di giochi siano commercializzati. Ma proviamo a fare un po’ di “zoom out” su questa questione cercando di guardare la situazione un po’ più ampiamente senza focalizzarci su un singolo fatto. La domanda mi sorge spontanea: se un ragazzo chiedesse un film di Sasha Grey,  i genitori andrebbero a vedere in quale genere di film recita la protagonista, prima di ritrovarsi in casa un film violento o pornografico? Il porno oppure i film violenti si possono trovare anche gratuitamente online senza troppa fatica. YouPorn è uno dei siti più cliccati su questo pianeta e oltretutto è totalmente gratuito. Per non parlare della fruibilità della navigazione in internet: conosco genitori che hanno blindato tutti i computer di casa con software per il parental control, ma poi lasciano gli smartphone sguarniti e con connessioni dati illimitate. Quindi per ogni media d’intrattenimento serve dialogo, consapevolezza e la giusta vigilanza. Quindi perché non fare lo stesso con i videogiochi?

Esistono film e libri che raccontano di omicidi efferati, insensati, che coinvolgono donne e bambini. Perché non ci si indigna mai quando vengono trattati questo genere di temi? Probabilmente perché questo genere di media è sedimentato, è conosciuto e non fa paura.

Qualche tempo fa scrissi un articolo per Voices, il blog ufficiale di Telecom Italia Group, in cui invitavo i genitori a sedersi sul divano con i propri figli per farsi raccontare e magari giocare insieme al loro videogioco preferito. Li pregavo di non farsi intimorire dai videogiochi, di cercare di conoscergli ed esplorarli insieme a qualcuno che li conosce più di loro, magari facendosi aiutare da uno strumento che si usa tutti i giorni: Google.

Basta googlare il nome del videogioco per trovare tutte le informazioni necessarie. Andate a esplorare la storia di un videogioco, le meccaniche e il rating consultando il sito del PEGI. Non è difficile e non richiede particolari specializzazioni, solo un po’ di forza di volontà e del tempo da dedicare (poco).

I videogiochi  fanno paura, per questo spesso vengono demonizzati. Invece dobbiamo imparare a conoscerli, dobbiamo fare di più per far comprendere come sceglierli, quindi ben vengano interventi legislativi e economici per diffondere il significato della classificazione come per qualsiasi forma d’intrattenimento.

Se impegnerete un po’ di tempo a conoscere i videogiochi  scoprirete che un libro e un film non hanno niente da invidiargli.

C’è qualche genitore all’ascolto che gioca con i suoi figli e sceglie responsabilmente i videogiochi?