Rullo di tamburi: questo mese la rubrica 5 fatti inutili compie un anno. Scorrendo tutte le curiosità che vi ho raccontato in questi dodici mesi, mi è balzata subito all’occhio una mancanza decisamente grave: non ho mai scritto fatti inutili riguardo un picchiaduro. Ora, non so voi, ma per me “picchiaduro” significa che il mio cervello in un nanosecondo produce le immagini di Street Fighter, la celeberrima serie di Capcom che vede protagonisti poderosi lottatori di arti marziali pronti a darsele di santa ragione dal 1991. Posso mai farmi mancare 5 fatti inutili su uno spunto così interessante? Certo che no.

Sheng Long chi?

I veterani del videogioco ricorderanno che, in Street Fighter II – il più famoso e più venduto capitolo della saga -, Ryu ha una strana e sibillina frase da pronunciare dopo una vittoria: «You must defeat Sheng Long to stand a chance», che in italiano suona più o meno come «Devi sconfiggere Sheng Long per avere qualche speranza».

GamesPrincess_StreetFighter_ShengLong

Ma chi è Sheng Long, visto che nel gioco non appare nessuno con questo nome? La domanda rimase senza risposta fino all’uscita del porting del gioco su SNES: nel libretto veniva scritto nero su bianco che Sheng Long era il leggendario maestro di Ryu. Abbastanza prevedibilmente presero piede le più implausibili leggende metropolitane, la più seguita delle quali voleva che Sheng Long si potesse affrontare in-game come boss segreto a patto di essere capaci di utilizzare Ryu per un certo lasso di tempo – non certo breve – senza incassare danni. La mera verità è però molto meno emozionante: Sheng Long è il figlio di un pessimo traduttore e della presenza degli ideogrammi sia nella lingua cinese che in quella giapponese. Chi di dovere infatti tradusse male la parola giapponese Shoryuken (昇龍拳), che letteralmente significa “pugno del drago nascente“, e i cui due primi ideogrammi si leggono in cinese pinyin proprio “Sheng Long“: Ryu stava dunque cercando di intimidire l’avversario, dicendogli che se non fosse stato in grado di tener testa al suo pugno speciale non avrebbe avuto speranze di batterlo, ma finì suo malgrado per alimentare la fama misteriosa del suo altrettanto sibillino maestro.

Una vita di stenti

Sebbene Ken Masters sia uno dei personaggi più popolare della serie, insieme a Ryu e a Chun-Li, fin dalla sua prima apparizione non ha mai avuto vita facile, dato che i suoi sviluppatori lo hanno da subito bollato come underdog. Il povero Ken nacque infatti come personaggio-clone di Ryu, il che significa che il moveset dei due era fondamentalmente lo stesso: una delle mosse di Ken era diversa, ma solo esteticamente. Entrambi allievi della mitica scuola di Ansatsuken, amici e rivali allo stesso tempo, vestiti di un keikogi stracciato e senza scarpe, è inutile negare che tra i due fosse Ryu quello a sembrare “più figo” e “più importante”, anche perché Ken era associato al Player-2 nel primo SF e questo è uno di quei marchi che ti porti dietro per tutta la vita – Luigi lo sa bene. Pensate che, addirittura, nel primo Street Fighter il doppiaggio di Ken era dato da un riarrangiamento di quello del compare.

Quando il gioco venne esportato in USA, per Ken iniziarono ulteriori problemi, dato che nella terra dello Zio Sam avrebbe dovuto vedersela con un Ken ben più popolare: il famosissimo e pettinatissimo fidanzato di Barbie. Lo scontro era aperto, soprattutto perché era la Mattel, casa produttrice di Barbie, a detenere i diritti per i gadget ufficiali del videogioco. Ancora una volta il nostro eroe ebbe la peggio, e fu in quel caso che gli venne aggiunto il suo inventatissimo cognomeMasters: nessun personaggio di Street Fighter ha infatti un cognome, ma Ken ne ebbe bisogno per non incorrere in problemi legali col suo altrettanto biondo rivale di scaffale. Ah, che vita dura.

Scambio di identità

La localizzazione di Street Fighter II negli Stati Uniti causò qualche problemino in quanto ai nomi dei personaggi. Il pugile conosciuto in Occidente come Balrog ha infatti come nome originale giapponese M. Bison: questo, unito al suo aspetto fisico chiaramente riconoscibile, non può che far pensare ad un omaggio – o ad una presa in giro, chi può dirlo – del pugile Mike Tyson.

GamesPrincess_StreetFighter_Balrog

Non essendo Mike noto per il suo carattere mansueto, la Capcom USA decise, per evitare rappresaglie, di cambiare il nome del personaggio in Balrog. Non contenti di questo cambio di identità, i localizzatori pensarono che M. Bison potesse comunque essere un nome perfetto per l’antagonista del gioco, l’austero uomo conosciuto in Giappone come Vega, dal momento che la “M.” poteva benissmo significare “maestro”. A questo punto rimaneva solo un problema: c’era un povero personaggio di nome Balrog che era stato depredato del suo nome. Ma per fortuna il nome Vega era stato liberato, et voilà, il triangolo dei nomi americani è servito.

Musica, maestra

Domanda a bruciapelo: cos’hanno in comune Street Fighter II e la serie di Kingdom Hearts? Apparentemente nulla, non fosse per… Yoko Shimomura. La famosa compositrice giapponese, infatti, prima di lavorare per SquareSoft (diventata poi -Enix) e in seguito come freelance, era un’adepta di Capcom. Le musiche in 8-bit che accompagnano le varie esclamazioni di “Shoryuken” e “Hadouken” sono comunque il suo ultimo lavoro per Capcom, dato che successivamente passò in casa Square e iniziò a sfornare capolavori quali le musiche della serie di Kingdom Hearts, quelle di Parasite Eve e di Legend of Mana. Chissà se si ricorda ancora come si compone in 8-bit…

Chan-Li

Non è certo un fatto inutile che Chun-Li sia uno dei personaggi più popolari di Street Fighter, nonché una delle donne dei videogiochi più famose al mondo, oltre che la prima ad essere mai comparsa in un gioco di lotta. Bella e dannata, Chun-Li è segretamente un’agente dell’Interpol e lavora per vendicare la morte misteriosa del padre. Complici del suo lavoro sono le sue gambe muscolose, poco coperte da una calzamaglia e un qipao azzurro strappato, con le quali tira calci impressionanti che le permettono di gareggiare contro omaccioni di stazza doppia rispetto a lei.

C’è una cosa che riguarda Chun-Li e che forse non tutti conoscono, che riesce a smontare il suo fascino in trenta secondi provocando risate compulsive. In un film live action del 1993, City Hunter – Il film, che traspone sul grande schermo la storia dell’omonimo manga di Tsukasa Hojo, va in scena una breve parodia di Street Fighter. Nulla di strano, non fosse che Chun-Li è interpretata sì da un cinese, ma col sesso sbagliato: l’attore che le dà il volto è Jackie Chan. Stivaletti, parrucca e vestito: a Jackie non manca nulla per interpretare un’inedita Chan-Li e darle di santa ragione ad un eccessivamente ossigenato Ken Masters. Ma le mie parole non renderanno mai l’idea quanto il video che vi lascio qui sotto, con il quale vi saluto e vi do appuntamento al prossimo mese.