Ogni volta che pensiamo al media videoludico nelle sue più svariate forme, le immagini che ci tornano in mente sono diverse e molteplici: videogiochi dai toni irreali e fantasy, titoli al limite dell’adrenalina basati sulla forza della paura e della suspense, giochi memorabili che hanno fatto la storia negli anni.

Il mondo dei videogiochi, così come quello letterario o quello cinematografico, è, effettivamente, un mondo talmente vario e vasto che ogni tema e ogni argomento troverebbe spunto e rappresentazione all’interno di esso. Questa vastità, infatti, non esclude alcuna tematica, nemmeno quelle più basilari e complesse. Avete mai pensato, per esempio, ad un titolo basato sulla natura di un videogioco stesso? Su tutta quella tecnologia e quell’informatica che spesso dimentichiamo essere dietro a tutto ciò che ci circonda?

Ebbene, oggi vi presento 5 videogiochi che, in un modo o nell’altro, hanno fatto della tecnologia e dell’informatica il loro tema principale. 

Transistor

I giocatori che bazzicano nel campo dell’elettronica conosceranno piuttosto bene un “transistor”, un dispositivo semiconduttore capace di regolare un flusso di corrente ed amplificare un segnale. Ma cosa vorrà dire, invece, questo termine per i ragazzi di Supergiants Games?

Per capirlo dovremo immergerci nella futuristica e malinconica città di Cloudbank, luogo natale di Red, una bellissima cantante divenuta afona che lotta contro una potente organizzazione criminale, gli Orchestrali. L’arma prediletta dalla ragazza sarà, per l’appunto, un Transistor, una spada elettronica di immenso potere, donatale da un misterioso personaggio dopo averle salvato la vita. Con un inizio così frenetico, il titolo ci porta quindi alla scoperta del mondo esplorato da Red, lungo una storia che si va narrando da sé, quasi come un libro, alla ricerca della verità e della voce della cantante.

GamesPrincess_Transistor

Durante il nostro percorso, faremo l’incontro di diversi nemici, ognuno dei quali, per essere sconfitto definitivamente, dovrà essere assorbito tramite una “cella” che esso perderà al termine del combattimento. Il sistema di battaglia rispecchierà le più pure caratteristiche di un gioco strategico. Attraverso la modalità “Turn()” potremo programmare le mosse della nostra eroina, scegliendo tra diverse “funzioni“, o attacchi, ognuna combinabile con l’altra, per un’esperienza di gioco del tutto variabile e attiva.

Durante tutto il tragitto, tra una funzione e un nuovo power up, alla ricerca della verità, ci lasceremo condurre da una melodia malinconica ed ineffabile e dal rapporto controverso tra la guerriera e la sua spada. Destreggiandosi tra elettronica ed informatica, Transistor ci donerà anche dei momenti emozionanti spingendoci a voler sapere sempre di più su cosa si cela dietro alla relazione tra l’eroina e la sua arma.

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Watch Dogs

Fin dai tempi più antichi, l’uomo si è sempre interrogato sul proprio futuro. Che sia questo un futuro prossimo o distante migliaia di anni, l’essere umano ha sempre cercato di scoprirlo e prevederlo. Scriveva George Orwell, nel suo 1984, che “chi controlla il passato controlla il futuro“, descrivendo una società non tanto distante da quella presente in cui, grazie al controllo della massa coadiuvato dalla tecnologia e dall’informatica, nessun uomo potesse avere la libertà.

E se dovreste immaginare per una società moderna come la nostra, dove ogni pensiero è immediatamente condivisibile telematicamente, un futuro alternativo, come ci vedreste? Ebbene Ubisoft Montreal ha risposto a questa domanda con la propria personale interpretazione: Watch Dogs.

Ci troviamo a Chicago, in America, dove privacy e libertà sono sinonimi di controllo e sicurezza. Tutta la città si basa, infatti, su un fitta rete informatica, la ctOS, collegata ad ogni singolo telefono, telecamera, televisore, semaforo o strumento elettronico. Ogni azione, ogni parola, ogni movimento è controllabile tramite lo spionaggio di queste apparecchiature ad opera di una società, la Blume, che lavora per opera del governo. Il tutto per la sicurezza dei cittadini, s’intende.

In questo scenario critico si apre la storia di Aiden Pierce, giovane hacker informatico, “arruolato” dall’amico Damien Brenks, per intromettersi nel sistema informatico di un noto hotel di lusso. Il piano programmato dai due amici, però, non va a segno e dei misteriosi hacker si vendicano sulla famiglia del protagonista. Alla ricerca di risposte, Aiden deciderà di indagare in solitario per scoprire chi ha interrotto il colpo all’hotel Merlaut e gli ha portato via la sua cara nipotina.

GamesPrincess_Hacking_WatchDogs

Vestendo i panni dell’hacker americano ci ritroveremo ad esplorare ogni zona di Chicago, in sella a qualche auto di lusso, moto o macchina rubata. Il gameplay piuttosto intuitivo fonde insieme azione, sparatutto e stealth. Ma l’innovazione che più di tutte ha generato il successo del titolo è senza dubbio l’utilizzo del sistema informatico. Aiden, infatti, non si separa mai dal proprio smartphone, il quale diventerà indubbiamente l’arma più utile e potente di tutto il gioco. Con esso, infatti, il nostro protagonista sarà capace di infiltrarsi all’interno del ctOS riuscendo così a controllare ogni sorta di strumento elettronico. Dal ponte elevatore, ai dissuasori, ai semafori stradali, il nostro hacker sarà capace di modificare la vita e le reazioni del popolo di Chicago. Ma non è tutto, potremo, inoltre, infiltrarci nei conti bancari, nelle telecamere di video sorveglianza di hotel, case e negozi, fino a controllare perfino i pacemakers delle persone. 

Everything is connected“. Questo è, per l’appunto, il motto di Watch Dogs. Un verbo, quasi un assioma che lascia l’ultima parola a noi, artefici del proprio destino e giudici inequivocabili della storia. Il futuro sarà nelle nostre mani, spetterà a noi scegliere se utilizzare le nostre abilità in favore della criminalità o se diventare il prossimo giustiziere antieroe.

Tron

Nella ricerca umana e nella curiosità per il futuro c’è anche chi ha fatto di esso e della tecnologia un vero e proprio “gioco all’interno del gioco“. Siamo nel 1982 e il primo capitolo di Tron fa il suo ingresso nel mondo videoludico.

Quasi come stessimo assistendo ad un metateatro, Tron e tutti i suoi successori, sia videoludici che cinematografici, ci mostrano la storia di Kevin Flynn creatore di un mondo informatico parallelo, Tron per l’appunto, e di Sam, suo figlio.

Sognando un mondo dove informatica e umanità vivano in perfetta simbiosi, il padre virtuale di Tron crea un universo parallelo basato esclusivamente sulle tecnologie avanzate sviluppate all’interno di esso, dove ogni personaggio è caratterizzato da un disco d’identità che può perdere generando la propria morte.

Tron Evolution

Basato su quattro livelli, il primo titolo sviluppato da Bally Midway, è in tutto e per tutto creato su misura del film, facendo rivivere al giocatore diverse sequenze di esso. Successivamente, Disney Interactive e Propaganda Games danno vita a Tron Evolution, titolo cardine che farà da prequel al film Tron Legacy. 

Ambientato nel mondo tecnologico creato da Kevin Flynn, Tron Evolution seguirà la storia di Anon, personaggio controllabile dal giocatore, inviato dal creatore ad investigare su una misteriosa cospirazione all’interno della rete. Seguendo il percorso di questo personaggio, il giocatore rivivrà gli eventi legati alla storia di Kevin e scoprirà come si è evoluto il mondo di Tron negli anni.

Volume

L’amore per la tecnologia e l’informatica non è stato, tuttavia, un elemento semplicemente degli anni passati ma è tutt’ora un mood molto apprezzato dagli sviluppatori moderni. Lo dimostra Mike Bithell l’anno scorso, alla Gamescom 2014 di Colonia, con il suo nuovo Volume.

Presente nella carrellata di indie proposta durante la fiera e presentato anche all’Eurogamer Expo del 2013, Volume ha subito attirato l’attenzione del pubblico con le propria storia e le proprie caratteristiche. Stealth e visuale dall’alto sono i punti cardine del nostro titolo basato sulla storia di un Robin Hood piuttosto moderno. 

Il ladro protagonista del gioco, infatti, si ritroverà a destreggiarsi attraverso diversi livelli, ognuno con un’ambientazione futurista: cubi, neon, laser e robot saranno all’ordine del giorno e il nostro eroe dovrà sopravvivere per ultimare la propria missione. Eludendo i nemici robotici, il nostro ladro dovrà riuscire a superare indenne ogni livello. Il gadget di cui fruirà più frequentemente sarà il Ricochet ed inoltre sarà anche presente un level editor che permetterà agli utenti di condividere le proprie creazioni con la community.

Autore già di Thomas Was Alone, Bithell ha affermato di voler ricreare un’estensione dei tipici puzzle game fondendo però l’avventura stealth che, secondo lo sviluppatore, sarà il tema principale di molti giochi indie futuri.

Attraverso la creazione e la scoperta dell’informatica come mondo creativo Volume si inserisce, quindi, nel panorama videoludico dove tecnologia e storia seguono linee parallele.

Else Heart.Break()

In questo excursus tra informatica, elettronica e tecnologia siamo arrivati all’emblema più significativo del genere. Un gioco, ancora sotto sviluppo, “dove i bit hanno rimpiazzato gli atomi“, la rappresentazione più pura dell’informatica fatta gioco.

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else Heart.Break() è il nuovo gioiellino di Erik Svedäng, autore già di Blueberry Garden, e ci proietta in un mondo colorato e immediato dove l’informazione telematica è alla base di ogni processo. Ci troviamo tra le strade di Dorisburg e vestiamo i panni di Sebastian, un giovane ragazzo pieno di sogni ed aspettative. Tornato in città in cerca di avventure, il ragazzo si ritroverà a dover risolvere il misterioso enigma che si cela dietro il governo autoritario del suo paese. Il tutto sempre grazie all’utilizzo di veloci e moderni sistemi informatici che regolano non solo la città ma anche tutto il gioco.

Il titolo open world 3D si basa, infatti, su una città programmata e gestita centimetro per centimetro, dove ogni cittadino non sarà un semplice NPC, bensì un personaggio dotato di emozioni e vita propri. Ogni azione, ogni parola e ogni scelta di Sebastian influiranno sull’intera comunità determinando il futuro stesso del gioco.

else Heart Break

Nel corso degli anni, quindi, tecnologia ed informatica non sono stati semplici mezzi di programmazione videoludica, bensì vere e proprie mete, argomenti chiave di storie ed avventure che ci sono rimaste nel cuore. Così come un artista dedica un’ode alla propria opera, gli sviluppatori hanno dimostrato la propria gratitudine verso quella forma d’arte che ancora oggi stenta ad affermarsi, ma che sempre di più si fa viva tra le generazioni moderne. Che siano solo un mezzo o la destinazione finale, tecnologia ed informatica hanno dimostrato attivamente il loro apporto artistico.

E voi? Avete provato o vi piacerebbe testare uno di questi titoli? Può una branca per certi versi così astrusa diventare fonte di intuizione artistica?