Deve essere senz’altro avvenuto qualcosa di magico quando, per la prima volta, mi sono imbattuta in un gameplay di Until Dawn: l’atmosfera era decisamente spettrale, i colori scuri e le ombre più inquietanti del dovuto. Tutto faceva pensare ad un titolo come si deve, e come tanto piacciono alla sottoscritta.

Durante la visione del video ho poi l’occasione di salutare una vecchia conoscenza: Hayden Panettiere, miss “save the cheerleader, save the world” di Heroes. In Until Dawn però non verrà nessuno a salvarla, e – nel ruolo di Sam – dovrà vedersela da sola con una losca figura che la insegue per tutta casa armata delle peggiori intenzioni. Riuscirà a sopravvivere? Ciò dipende da noi.

Inizia così una lunga ed estenuante attesa fino all’uscita del gioco che mi porta ora, grazie alle nostre consuete cinque parole, a spiegarvi come mai titoli come Until Dawn debbano essere assolutamente giocati.

Pop Corn

Immaginatevi seduti su di una comoda poltrona nella sala del vostro cinema preferito: manca poco all’inizio dello spettacolo e voi vi state gustando i vostri pop corn durante la pubblicità, perché sapete bene che durante il film rimarrete tanto conquistati da dimenticare di mangiarli. Con Until Dawn la sensazione che proverete sarà esattamente la stessa: verrete catapultati in un film interattivo e difficilmente riuscirete a staccarvene.

A tutti sarà capitato almeno una volta, guardando un film, di trovarsi in disaccordo con le scelte compiute dai protagonisti. In Until Dawn non ci sarà spazio per le lamentele perché saremo proprio noi a decidere come si comporteranno i vari personaggi, dalle azioni più banali e ponderate alle decisioni da prendere nell’arco di pochi secondi.

Durante la nostra avventura saremo chiamati a esplorare percorsi a senso unico, che lasciano davvero poco spazio all’esplorazione. Il fulcro dell’azione sarà infatti rappresentato dalle rapide scelte che saremo chiamati a compiere, e basterà un minimo passo falso per stravolgere l’intera storia.

Farfalla

GamesPrincess_UntilDawn_storia

La trama di Until Dawn ricorda uno dei tanti slasher reperibili sul mercato, da Nightmare passando per Non Aprite Quella Porta, in cui un gruppo di persone, spesso e volentieri adolescenti, viene perseguitato da un killer che farà fare ai protagonisti una brutta quanto cruenta fine.

In questo caso il nostro gruppo sarà comporto da otto adolescenti, che un anno dopo l’improvvisa quanto misteriosa morte di due gemelle ed amiche dei ragazzi, decidono di ritornare alla casa di montagna dove è avvenuta la disgrazia. Ad arricchire la trama verranno in aiuto un assassino celato dietro un’inquietante maschera ed elementi sovrannaturali provenienti dalla cultura degli indiani d’America.

L’intero gioco si basa sul cosiddetto “effetto farfalla”, secondo il quale una farfalla, sbattendo le ali in America, potrebbe provocare un ciclone in Asia. Applicando questo principio ad Until Dawn ne risulta che qualsiasi decisione prendiamo, qualsiasi dialogo decidiamo di sostenere e qualsiasi azione effettuiamo, tutto avrà sempre una ripercussione sugli avvenimenti del gioco, che avrebbero preso una piega diversa qualora avessimo deciso di agire diversamente.

Indiani

Non è tutto horror quel che sanguina. Dimenticatevi l’ansia da survival horror, dove anche il minimo scricchiolio riesce a spaventarci e inquietarci per giorni. Until Dawn punta tutto sull’effetto sorpresa, con rumori forti ed improvvisi che ci fanno sobbalzare ma non terrorizzare.

Nonostante Until Dawn non riesca a farci provare la vera paura che spopola invece in altri titoli, il gioco si concentra su un sentimento tanto intenso quanto sconvolgente: l’ansia. L’idea davvero interessante sta infatti nella previsione: durante il gioco troveremo svariati totem che, a seconda del colore della farfalla riportata su di essi, ci mostrerà un possibile avvenimento che, sempre grazie alle decisioni che prenderemo, si verificherà o meno.

Esattamente come nell’opera letteraria “Dieci Piccoli Indiani” di Agatha Christie, dove i personaggi moriranno esattamente come descritto in una misteriosa poesia, anche qui saremo ben consapevoli di quando potrebbe accadere, con l’unica differenza che faremo di tutto – o quasi – per impedire che la previsione del totem si verifichi.

Psicologo

GamesPrincess_UntilDawn_ PeterStormare

Fra un capitolo e l’altro vedremo il gioco trasformarsi in base alle nostre paure, grazie a delle brevi scene in cui ci troveremo ad avere a che fare con uno psicologo interpretato dal celebre Peter Stormare che ci proporrà di effettuare ad alcuni test incentrati sulle nostre più grandi paure. I risutati di questi test e le risposte alle sue domande andranno a modificare il gioco all’interno della storia, grazie all’inserimento di elementi secondari come ragni e clown che, da chi ne è terrorizzato, verranno subito notati, non facendo altro che aumentare la nostra sensazione di disagio.

Giostra

Fidatevi se vi dico che la fine di Until Dawn arriverà fin troppo presto, quando meno ve lo aspettate, e vi ritroverete tristi e disorientati, come accade spesso quando si scende da una giostra particolarmente emozionante. Potrà accadere che riuscirete a far sopravvivere tutti i personaggi, potrà accadere che ne moriranno due, tre o sette, questo dipende da voi. Se il finale non vi piace, comunque, sarete sempre in tempo per un secondo, e perché no, un terzo, giro di giostra, ricominciando l’avventura da capo e percorrendo nuove strade che al primo giro non avreste minimamente immaginato. L’effetto farfalla colpisce chiunque, dopotutto.

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