Need For Speed III: Hot Pursuit, Hot Pursuit 2, e poi Underground, Undeground 2, Most Wanted, Carbon, Undercover,… Ho giocato a più capitoli di NFS di quanti riesca effettivamente a ricordarmene. Ci ho giocato soprattutto perché la sensazione di velocità, la finta adrenalina derivata dall’essere un fuorilegge e la personalizzazione delle auto erano uniche. Tutti elementi che purtroppo sono andati via via perdendosi nel corso degli anni fino a trasformare Need For Speed in un franchise incapace di tenere testa alla concorrenza e di innovare se stesso.

Consci di tutto questo, i ragazzi di Ghost Games hanno voluto prendersi due anni di tempo prima di partorire un nuovo gioco della serie. Due anni per ponderare quanto fatto con Rivals, per capire quale direzione far prendere alla saga e per realizzare qualcosa che riportasse in pista NFS. Nasce così l’idea del reboot, la voglia di trasformare questo nuovo videogame in un punto fermo della storia del franchise, in un nuovo inizio.

Le cose però non sembrano essere andate esattamente come sperato, o per lo meno, non come speravo io. Vi spiego perché con le ormai abituali 5 parole.

Space Jam

Sicuramente non fu uno dei film più amati dalla critica, ma Space Jam, nel lontano 1997, riuscì a conquistare il pubblico portando a casa quasi 250 milioni di dollari. A colpire fu in primis la presenza di Michael Jordan, indimenticato campione di pallacanestro, ma anche quello strano mix tra cartoni animati e personaggi reali che aveva già impressionato gli spettatori nel classico Chi ha incastrato Roger Rabbit e nel più datato Pomi d’ottone e manici di scopa.

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Need For Speed, a modo suo, è un po’ come un film a tecnica mista, che cerca di aggiungere realismo all’esperienza del videogiocatore introducendo una narrazione che si evolve lentamente tramite filmati. Sì, avete capito bene, la storia di questo NFS viene raccontata con piccoli spezzoni di video che sfruttano attori in carne ed ossa invece delle cut scenes in computer grafica. Non aspettatevi però un grande capolavoro cinematografico visto che la vicenda narrata è tutto sommato banale. Voi vestite infatti i panni del classico sconosciuto senza volto appena arrivato in città ma pieno di talento che non esita a farsi cinque nuovi amici: Spike, Amy, Manu, Robyn e Travis. Ognuno di loro vanta un diverso approccio alla guida ma anche un diverso obiettivo. Tutti e cinque sono ossessionati da altrettanti piloti famosi, che sperano di poter sfidare e sconfiggere in futuro e, quindi, a voi non resta che aiutarli nell’impresa diventando bravi in qualsiasi stile e sperimentando qualunque tipo di gara.

A tutto questo ovviamente dovete aggiungere alcuni elementi immancabili come l’amicizia, l’ossessione per i video postati sui social network e qualche burrascosa e mal raccontata storia d’amore.

De caelo

Nel 350 a.C. Aristotele scrisse il De Caelo, un trattato in quattro libri che racconta la sua visione della cosmologia e che diventò uno dei pilastri della scienza e dell’astronomia. Qui il grande filosofo, scienziato e logico greco illustra una delle sue teorie più famose, quella seconda la quale il cosmo è costituito da 5 elementi: acqua, terra, aria, fuoco ed etere.

Il cinque però non è solo il numero su cui si basa parte della fisica aristotelica.

Cinque sono i vostri amici in Need For Speed, ma soprattutto cinque sono i parametri con cui dovrete scontrarvi per diventare il miglior pilota di Ventura Bay. La vostra reputazione, e di conseguenza il vostro livello, dipenderanno dalla velocità (specialità di Spike), dal tuning (Amy), dalla crew (Robyn), dallo stile (Manu) e dalla vostra capacità di infrangere la legge. Ognuno dei vostri nuovi amici vi trascinerà in sfide che si basano soprattutto su uno di questi parametri, ma ovviamente avrete la possibilità di migliorarvi affrontando specifiche prove disponibili sulla mappa e slegate dalla storia.

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Abbiamo quindi un open world, un’intera città a disposizione e ben cinque criteri differenti su cui basare la vostra abilità. Tutto ciò però non basta. Non basta principalmente per due motivi: la ripetitività e il territorio.

Le gare che vi troverete ad affrontare non sono particolarmente variegate. Ci sono quelle a tempo, i classici circuiti, gli sprint e due tipi di sfide legate alla vostra capacità di derapare, il primo incentrato sul numero di punti che riuscirete a fare da soli e il secondo che calcola solo i punti che riuscirete a fare con il “treno di derapate”, ossia sgommando vicino agli avversari o ai compagni di crew.

Alla lunga vi sembrerà quindi di fare esattamente le stesse cose ad oltranza, senza nessuna particolare soddisfazione e con un livello di sfida che si alza solo nelle ultime fasi di gioco, ammesso che riusciate a sopravvivere alla ripetitività delle prime lunghe ore.

A peggiorare la situazione ci pensa la mappa. In un mondo dove la concorrenza offre addirittura la riproduzione fedele di un Paese enorme come gli Stati Uniti, è vitale riuscire ad ideare un territorio che sia il più variegato ed ampio possibile. Questo non significa che i giocatori si aspettino un territorio enorme ed interamente esplorabile, ma che è fondamentale riuscire a creare una mappa che permetta di avere tracciati sempre diversi tra loro e sempre stimolanti. Questo, ahimé, non è il caso di Need For Speed. Sì, avete la città, le autostrade americane, i brevissimi percorsi fuoristrada perché vi ci porta spesso e volentieri il navigatore e persino strade di montagna con continui tornanti, ma alla fine vi troverete a gareggiare più o meno sugli stessi identici percorsi.

Duetto

A darmi qualche soddisfazione fortunatamente ci ha pensato il buon sistema di personalizzazione dell’auto che vi permette di creare il bolide di vostri sogni.

Una volta entrati nel garage di Amy, potrete infatti modificare il veicolo utilizzando i menù Vernice e wrap, Personalizzazione aspetto, Tuning maneggevolezza e Personalizzazione Performance. I primi due, come potete facilmente intuire, riguardano l’aspetto dell’auto e vi consentono di modificarne il colore, di aggiungere adesivi, di cambiare il cofano, gli specchietti, le minigonne e qualsiasi altra parte vorrete personalizzare. Il sistema di tuning invece è pensato per adattare l’auto al vostro stile ed è ottimamente realizzato, permettendo al giocatore di settare parametri come la pressione di pneumatici, la risposta dello sterzo, la ripartizione dei freni e persino il launch control che mantiene la stabilità in partenza. Non tutti questi parametri saranno però disponibili da subito, alcuni verranno sbloccati dopo aver equipaggiato componenti migliori.

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Le varie parti che trasformeranno la vostra auto in un capolavoro su quattro ruote sono visibili nel menù Personalizzazione Performance. I nuovi componenti potranno essere acquistati una volta raggiunto il livello minimo richiesto e affrontando le gare che vi proporrà Amy. Una volta sbloccati, dovrete solo verificare di avere abbastanza soldi per comprarli.

Ovviamente il denaro non vi permetterà solo di potenziare l’auto che scegliere all’inizio tra le tre disponibili, ma anche di comprarne di nuove. Prima però di investire i risparmi messi da parte con fatica, pensateci bene. Il garage permette di ospitare solo cinque auto, quindi fate in modo che ogni acquisto sia ponderato.

Ricordatevi inoltre che il sentimentalismo non vi aiuterà quando le sfide diventeranno più difficili. Potete modificare la prima vettura con tutti i componenti disponibili cercando di portare avanti questo romantico duetto il più possibile, ma partire da una base più solida e quindi da un’auto più potente vi darà modo di ottenere prestazioni simili risparmiando o di raggiungere velocità prima impossibili da sfiorare.

Neon

Il fiore all’occhiello di Need For Speed è indubbiamente il comparto grafico. Ghost Games ha lavorato a lungo per piegare il Frostbite al suo volere e il risultato è sicuramente ottimo: riflessi curati, buoni effetti particellari, luci abbaglianti e un asfalto bagnato reso in maniera impeccabile. Non si comporta male nemmeno la fisica degli impatti, piuttosto realistica durante gli scontri con altri veicoli, ma un po’ meno accurata quando si tratta di guard rail, marciapiedi e aiuole.

Indubbiamente un ottimo lavoro dal punto di vista tecnico che però mi ha lasciato l’amaro in bocca. Ventura Bay infatti è purtroppo esplorabile solo durante la notte. Questa scelta, che ben si sposa con l’idea di costruire una storia basata sulle corse clandestine, si è però rivelata un’arma a doppio taglio. L’ambientazione notturna tende infatti ad affaticare maggiormente la vista, ad annoiare di più dal momento che ad un certo punto il paesaggio vi sembrerà tutto uguale e a rendere le sfide un po’ meno variegate.

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Anche la colonna sonora paga pegno per via della narrazione, ma questa volta giustificare la scelta è alquanto difficile. La soundtrack è composta quasi esclusivamente da musica elettronica che sì, si sposa con l’atmosfera che Ghost Games voleva creare, ma che al contempo risulta fastidiosa, ripetitiva e incapace di stimolarvi una volta in gara.

Il comparto sonoro si comporta invece molto bene quando si tratta di ricrerare i rumori tipici dei veicoli su quattro ruote e della città, mentre pecca un po’ il doppiaggio in italiano, in parte per la scelta dei doppiatori stessi ma soprattutto per l’occasionale mancanza di sync con il labiale.

X-Factor

Bravo, bravo, ma per me è no“.

Prendo in prestito questa frase ormai famosa di Mara Maionchi per sintetizzare il mio pensiero su Need For Speed.

Definire pessimo questo capitolo del franchise è assolutamente impossibile, merito del buon sistema di tuning, dell’enorme lavoro fatto sul comparto grafico e della scelta di adottare la tecnica mista per raccontare la storia, spesso unico elemento trainante di un gioco che purtroppo tende ad annoiare troppo facilmente.

Gli elementi per considerare questo reboot una specie di anno 0 del franchise ci sono, ma purtroppo manca l’X-Factor, quella scintilla che aveva caratterizzato Underground e il primo Most Wanted, quella voglia di innovare e quell’abilità di coinvolgere i giocatori che erano percepibili e capaci di tenerci incollati allo schermo per ore, senza alcun segno di noia e di cedimento.

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