All’interno del mondo videoludico si sono sempre distinti quei generi, per cosi dire, “passepartout”, giochi che, per la loro versatilità hanno sempre trovato un mercato fertile ed un gruppo affiatato di fan sempre pronto a giocare l’ultima uscita del momento.

Coadiuvando questa poliedricità alla diffusione, ormai frequente e sempre più estesa, di tali generi su console portatili, le case videoludiche hanno aperto le proprie strade ad una diffusione sempre più di massa di queste tipologie di giochi. Appartenenti a questo gruppo sono tutti quei titoli che hanno come protagonisti, o come simpatici aiutanti, mostriciattoli colorati e dalle forme più svariate che riempiono i nostri schermi con le loro folgoranti apparizioni e ci spingono a volerne sempre di più.

Che sia la mania di collezionarli tutti o la curiosità di vedere in quante forme essi possano trasformarsi, tali tipi di videogiochi sono ormai un evergreen ed è piuttosto difficile non stargli dietro. Noi ve ne vogliamo presentare ben 5 e vi sfidiamo a scegliere il vostro preferito.

1. Pokémon X e Pokémon Y

Sembra quasi un’eresia non nominare la celebre saga che dei “mostriciattoli tascabili” ha fatto il suo più grande tesoro. Fin dai suoi primi albori, Pokémon è stata la serie che più unanimemente è riuscita ad attirare i videogiocatori. Che siano grandi o piccini, neofiti o esperti, è difficile oggi trovare qualcuno che non abbia almeno una volta impugnato una console e addestrato un proprio Pokémon. I titoli principali appartenenti alla serie hanno generalmente tutti un trama piuttosto simile e lineare – esiste davvero qualcuno al mondo che non ne conosce la storia? – il giocatore impersona un ragazzo (o una ragazza, da Pokémon Cristallo in poi) alle prese con un lungo viaggio per diventare il migliore allenatore (o allenatrice) di tutti i tempi. Durante il suo cammino il giocatore dovrà non soltanto collezionare ed addestrare quanti più Pokémon possibili, ma anche sfidare i potenti Capipalestra delle varie città ed ottenere le medaglie che gli garantiranno l’accesso alla prova finale: la Lega Pokémon.

Caratteristica sbalorditiva dei videogiochi Game Freak è che quasi tutti i titoli della saga vantano un ampio consenso e successo mediatico, tanto che c’è una vera e propria caccia al titolo preferito, con tanto di scontri vivaci tra i fan di uno e dell’altro gioco. All’interno della serie, infatti, i titoli che non hanno soddisfatto le aspettative dei videogiocatori e che si sono rivelati un po’ sottotono si possono contare sulle dita di una mano. Per questo motivo abbiamo deciso di inserire i due titoli che, almeno negli ultimi anni, hanno in un certo senso dato un’innovazione alla saga, introducendo novità e cambiamenti.

Pokémon X e Pokémon Y, risalenti al 2013, seguono, come i fratelli, una trama piuttosto lineare e fedele alla saga: un giovane aspirante allenatore, dei Capipalestra da battere, due Pokémon leggendari esclusivi da catturare ciascuno (Xerneas per la versione X, Yveltal per la versione Y) ed un team malvagio che ne ostacola il percorso. Primo elemento chiave che ha reso i due titoli una novità senza precedenti è, sicuramente, l’utilizzo di una grafica tridimensionale e in CGI, caratteristica che ha rivoluzionato non sono il modo di vedere i piccoli Poket Monster, ma anche l’intera esperienza di gioco. Visitando la regione di Kalos, infatti, ogni videogiocatore avrà potuto ammirare l’incredibile varietà di scenari (dalle pianure fiorite alle città innevate, dalle città marittime alle grotte piene di cristalli), unita alla differenziazione di personaggi, Pokémon, habitat e attività da svolgere. A livello pratico, inoltre, i titoli Game Freak hanno integrato un nuovo tipo di Pokémon (Folletto), le megaevoluzioni (evoluzioni realizzabili con speciali pietre), nuovi tipi di lotte (Lotte Aeree) e nuovi tipi di addestramento: Poké io&te, con cui il giocatore può coccolare e nutrire il proprio Pokémon (ricordate i vecchi tamagotchi? Una cosa del genere), e il Super Allenamento Virtuale, una sezione dedicata interamente all’exping delle statistiche dei nostri Pokémon migliori.

Con le sue 4 milioni di copie vendute in soli due giorni, e ben 14 milioni e mezzo di unità vendute fino allo scorso anno, Pokémon X e Pokémon Y hanno saputo, se pur con qualche difetto, riaccendere la passione anche dei vecchi nostalgici, rinnovandosi ma senza dimenticare il motto principale della serie: “Acchiappali tutti!

2. Digimon Adventure

Rivale dei Pokémon e contendente del genere è stata, da sempre, un’altra serie, ampiamente diffusa ed egualmente amata da milioni di fan: Digimon, franchise giapponese che comprende sette serie anime, manga, giochi di carte collezionabili ed, ovviamente, videogame.

Uno dei titoli più apprezzati nel paese del Sol levante è Digimon Adventure, gioco con titolo omonimo della prima serie televisiva lanciata in onda nel 1999. Entrambi narrano la storia di sette bambini, i “digiprescelti“, che, catapultati in un mondo digitale, “Digiworld“, tentano di salvare non solo il mondo abitato dalle strane creature digitali, ma anche la loro stessa Terra. Ad ogni bambino viene affidato un digimon, con cui stringe un legame speciale, ed un “digivice“, dispositivo che permette ai piccoli animaletti di trasformarsi – o più propriamente digievolvere.

Quasi come fosse una serie animata, la versione videoludica è divisa in episodi, ognuno con un bambino protagonista diverso. Ognuno di essi seguirà una trama ben precisa ma essa potrà essere modificata attraverso alcune scelte che ci verranno poste durante il nostro viaggio. Il sistema di battaglia si sviluppa come un classico rpg a turni: il protagonista può portare con sé un massimo di 3 digimon per volta, con i quali combattere le entità malvagie di Digiworld. Il giocatore può utilizzare diverse opzioni tra cui: Attacco, Abilità, Oggetti e Digievoluzione. Durante l’avventura il giocatore potrà, inoltre, raccogliere ed equipaggiare i Digi-Chips, oggetti divisi per colore ed effetti ed associati una determinata opzione di battaglia. A seconda delle scelte che verranno prese nel gioco, il gruppo di digiprescelti potrà risultare più o meno affiatato, sia in battaglia che fuori, aumentando la possibilità di sbloccare attacchi assistiti, abilità speciali, megadigievoluzioni e addirittura filmati extra.

Ma in tutto questo mare d’oro per i fan della saga, ci sarà un punto negativo? Purtroppo sì, ed è anche consistente: Digimon Aventure è distribuito attualmente soltanto in Giappone per PSP.

3. Ni No Kuni: La Minaccia della Strega Cinerea

Ad ispirarsi alle serie Game Freak è un altro titolo ampiamente conosciuto ed apprezzato dal mondo videoludico, Ni No Kuni: La Minaccia della Strega Cinerea.

Realizzato da Level-5 e Studio Ghibli, Ni No Kuni narra la storia di un giovane ragazzo, Oliver, che perde tragicamente e precocemente la propria madre. Tutto ciò che gli rimane di lei è un fata folletto, Lucciconio, che si rivela essere la sua guida e che gli offre la possibilità di salvare la cara madre, a patto di affrontare un impervio viaggio in un mondo parallelo, Ni No Kuni per l’appunto, abitato da “alter ego” del mondo reale. Riccamente colorato e disegnato con i tratti iconici dello Studio Ghibli, il titolo offre uno scenario incantevole ed evocativo, accompagnato dalla celebre colonna sonora composta da Joe Hisaishi, compositore di molte musiche per lo Studio.

All’interno del mondo parallelo, il giocatore, nei panni di Oliver, si imbatterà in entità malvagie che potrà sconfiggere solamente utilizzando i propri poteri magici e i propri incantesimi, fornitigli da un magico libro, e grazie all’aiuto del sempre presente Lucciconio. Ma non è tutto. Ispirandosi al celebre sistema ideato da Game Freak, il giocatore potrà portare con sè ed evocare dei famigli, creature magiche dalle varie qualità e tipologie, capaci di sferrare potenti attacchi. Ognuno di essi possiederà una propria razza, delle statistiche ben precise e determinate abilità che il giocatore, come in ogni jrpg che si rispetti, dovrà saper sfruttare ed adattare alle differenti tipologie di battaglia. I famigli potranno essere accuditi e sfamati, potenziando determinate abilità e statistiche. Inoltre, ognuno di loro può evolvere e mutare in altre due forme, altrettanto potenti e sviluppate, che aumenteranno le proprie statistiche e la propria affinità al personaggio corrispondente. Per acquisire un nuovo membro nel party delle nostre amate creature basterà sfidare e battere i nemici per poi catturarli in seguito.

Integrando l’utilizzo dei famigli alle dinamiche classiche di un rpg, Ni No Kuni ha saputo fornire un sistema di battaglia ben differenziato, tattico, basato sulle capacità del giocatore di prevedere le mosse e di sapersi destreggiare attraverso le diverse meccaniche di gioco. Se poi aggiungiamo una trama avvincente, una grafica quasi pittoresca e teatrale ed una colonna sonora iconica, Ni No Kuni si presta come ottimo titolo ai neofiti del genere che non vogliono, però, rinunciare al gusto di una buona storia.

4. Yo-Kai Watch

Altro titolo, di recentissima uscita europea, amante delle creature collezionabili è Yo-Kai Watch, rpg prodotto, ancora una volta, da Level-5 e distribuito su Nintendo 3DS.

Ma partiamo con ordine: chi sono gli yōkai? Queste buffe quanto colorate creature sono, in verità, oggetti della mitologia giapponese, più in particolare veri e propri spiriti o demoni capaci di influenzare la vita delle persone causando determinati eventi o modificandone degli altri (avete presente il famosissimo “Karma“? Ecco gli yōkai si comportano allo stesso modo). Nel titolo di Level-5 i nostri buffi spiritelli, invisibili all’occhio umano, si divertono a scombussolare e modificare le vite dei poveri abitanti di Valdoro, sbeffeggiandosi dei danni che ne conseguono. Noi vestiremo i panni di un bambino (o di una bambina) che un giorno, per caso, fa la conoscenza proprio di uno yōkai, Whisper, il quale gli dona un magico Yo-Kai Watch, un orologio speciale capace di identificare e percepire gli spiriti nelle vicinanze e di poter interagire con loro.

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Compito del nostro protagonista sarà, quindi, quello di sistemare tutti i pasticci prodotti dagli yōkai ma, più avanti nel tempo, anche quello di sventare un pericolo ben più grande che minaccia di distruggere l’equilibrio tra il mondo degli yōkai e quello umano. Durante il nostro percorso incontreremo diversi spiriti che il nostro Yo-Kai Watch individuerà grazie ad un sensore che diventerà sempre più rosso con l’avvicinarsi dell’avversario, il quale, una volta individuatoci, ci attaccherà. Il battle system ricalca quello dei più classici titoli del genere: a nostra disposizione avremo un massimo di 3 yōkai da poter schierare, i quali saranno caratterizzati da mosse speciali, oggetti di cui poter usufruire e potenziamenti. Sarà possibile, inoltre, nutrire i nostri animaletti, curandoli da eventuali danni e migliorandone l’attività in battaglia. 

Ognuno degli yōkai possiede un rango ed è capace di effettuare un’evoluzione, acquisendo una nuova forma e, alle volte, anche fondendosi con un’altro spirito. Oltre alla trama principale, il nostro protagonista potrà, quindi, divertirsi non solo con le quest secondarie che gli verranno affidate durante l’avventura ma, soprattutto, con i classici cattura e collezionismo di ogni genere di yōkai esistente (vi ricorda qualcosa, non è vero?).

Nonostante la più che ovvia reminiscenza, Yo-Kai Watch è comunque un titolo innovativo, che fonde una grafica originale ad un gameplay variegato, capace di coinvolgere sia i giocatori più accaniti che i neofiti.

5. Kingdom Hearts 3D: Dream Drop Distance

Ultimo, ma non meno importante, della carrellata è un titolo che nonostante non abbia come protagonisti dei veri e propri mostri tascabili, ha fatto del sistema “cattura e alleva” un suo forte. Sto parlando di Kingdom Hearts 3D: Dream Drop Distance.

Il titolo targato Square Enix e rilasciato nel 2012 per Nintendo 3DS si inserisce all’interno della saga principale come successore diretto di Kingdom Hearts II. Protagonisti dell’avventura sono ancora una volta Sora e Riku, personaggi veterani della serie, i quali vengono chiamati a svolgere un importante esame, il Mark of Mastery, per diventare maestri del keyblade (una magica chiave capace di aprire e chiudere i mondi e proteggere i cuori puri dall’oscurità). I due dovranno, allora, immergersi in un profondo sonno, sfidando i propri ricordi e le proprie paure e terminare il loro viaggio onirico.

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Durante il proprio percorso i due ragazzi non saranno soli ma avranno l’aiuto di magici spiriti, i Dream Eater, simpatici animaletti colorati che collaboreranno con noi durante la battaglia. Ogni Dream Eater possiede un rango (da A ad F, in ordine decrescente di potenza), delle abilità e delle mosse speciali, i Link, che consentono ai due protagonisti di fondersi con essi per sferrare attacchi potentissimi. Come dei buoni spiriti domestici che si rispettino, i Dream Eater vanno coccolati ed allevati affinché si sblocchino determinate abilità, che non solo potenzieranno lo spirito ma il suo possessore stesso. Allevamento e cura sono, dunque, aspetti fondamentali dell’exping dei nostri personaggi, senza i quali potremmo perderci abilità importanti.

Per poter coalizzare i nostri colorati amici basterà sfidare Dream Eater nemici per raccogliere dei “frammenti“, oggetti che uniti insieme ci permetteranno, quasi facessimo una ricetta, di creare i nostri personali aiutanti che potremo modificare nel colore e nel nome.

Nonostante la novità inclusa nel gioco e non presente negli altri titoli della saga, Kingdom Hearts 3D: Dream Drop Distance ha saputo integrare bene le caratteristiche dei personaggi e il sistema di battaglia con le innovazioni portate dai Dream Eater, rinnovando le meccaniche di gioco e differenziando l’esperienza videoludica.

Questi erano i 5 videogiochi con protagoniste delle creature collezionabili. Chi iconico e famoso in tutto il mondo, chi più di nicchia o di recente uscita, ognuno di essi ha saputo coinvolgere il cuore e la mente dei videogiocatori con il loro sistema di cattura e di accudimento di queste simpatiche creature. Ognuna di loro è entrata nella nostra mente diventando rappresentativa di un gioco e, perchè no, anche di tutto il brand stesso (basti pensare all’iconico Pikachu, utilizzato ormai come mascotte del franchise Pokémon). Che siate grandi o piccini, esperti o neofiti, vi sfidiamo a non farvi “catturare” almeno una volta da queste simpatiche creature.

 

 

 

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