Sei anni fa mi avventuravo per la prima volta nel favoloso mondo della ricerca. Non per curiosità e nemmeno per scelta, ma per necessità. Era il lontano 2010, stavo scrivendo la tesi e avevo un disperato bisogno di informazioni; informazioni che non erano contenute nei libri di testo di facoltà ma che era necessario reperire consultando gli ultimi studi condotti dai neuroscienziati di tutto il pianeta. Ho conosciuto così il National Center for Biotechnology Information (NCBI per gli amici), un sito web creato dal governo americano per raccogliere le ricerche effettuate in campo biomedico.

Nel giro di pochi giorni questo portale si è trasformato in uno dei miei siti di riferimento, non solo perché le decine di studi che hanno poi arricchito la mia tesi, ma soprattutto perché mi permetteva di verificare a che punto fosse la ricerca dedicata al rapporto tra salute (fisica e mentale) e videogiochi.

Lo so, vi starete chiedendo dove voglia andare a parare. Ve lo spiego subito. Sei anni fa il numero delle pubblicazioni dedicate ai videogiochi era esiguo, oggi vi basta inserire “video games” per accedere a quasi 4.000 ricerche differenti che trattano la dipendenza, l’obesità, la riabilitazione, il comportamento violento e lo sviluppo cognitivo. Una varietà enorme che ha permesso di riconoscere la validità del medium videoludico e di analizzarne vantaggi e svantaggi, ma che ha aperto le porte anche ad una nuova forma di ricerca. Ad un certo punto infatti i videogiochi hanno cominciato non solo ad essere oggetto di ricerca, ma a diventare uno strumento che facilita il compito degli studiosi di tutto il mondo.

L’esempio più recente è rappresentato da Quantum Moves, titolo realizzato dal fisico quantistico Jacob Sherson e dal suo team.

GamesPrincess_QuantumMoves_spiegazione

Per spiegarvi di cosa si tratta dobbiamo fare un passo indietro.

Negli ultimi mesi si è parlato, in primis grazie a Google e al suo D-Wave Two, di quantum computer, ossia di computer quantici capace di processare le informazioni molto più velocemente rispetto ai tradizionali chip che troviamo nei nostri dispositivi.
Il segreto di questo velocità sta nei quantum bits e nel principio di sovrapposizione. Non vi tedierò con lunghe e complesse spiegazioni fisiche, sappiate solamente che il sopracitato principio permette in sostanza ai qubits di essere contemporaneamente in due posti diversi. Per semplificare ulteriormente: invece di avere un bit che vale 0 oppure 1, come classicamente succede nel sistema binario, avremo un quantum bit che vale sia 0 che 1, contemporaneamente. Questo ovviamente permette di svolgere il doppio dei calcoli, ma la domanda a cui faticano a rispondere gli scienziati è: quanto tempo ci mette un computer quantico semplice a svolgere questi calcoli?

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Per scoprirlo, e procedere quindi con la costruzione del computer quantico in corso di realizzazione presso l’Università di Aarhus (Danimarca), Sherson ha ideato Quantum Moves, un titolo che sostanzialmente ripropone in chiave “giocosa” le operazioni svolte da un computer quantico.

GamesPrincess_QuantumMoves_gameplay

A cosa serve? Semplice: a facilitare il compito di questo team di ricerca. Al giocatore infatti viene chiesto di risolvere una serie di puzzle che permettono agli scienziati danesi di raccogliere dati importanti per poi prevedere il comportamento dei quanti. Ad oggi circa 10.000 persone si sono cimentate il gioco per un totale di 500.000 partite. Potete quindi capire quante preziosissime informazioni siano state raccolte.

Essere in grado di applicare la gamification ai problemi della fisica quantistica è un nuovo e potente metodo per sfruttare l’intelligenza umana e può avere implicazioni incredibili per lo sviluppo della tecnologia quantistica, come appunto i quantum computer“, ha spiegato Sabrina Maniscalco, fisica quantistica presso l’università di Turku, in Finlandia.

Se vi ho incuriositi e volete saperne di più vi invito a scaricare il gioco, disponibile gratuitamente per PC, Mac, iOS e Android. Un ottimo modo per scoprire i principi della fisica quantistica dando una mano alla ricerca.

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