Anche quest’anno quello di Sony Playstation è stato un E3 ricco di giochi ma soprattutto ricco di esclusive. Una di queste è Detroit Become Human, ultima fatica di Quantic Dream. In effetti, dopo l’uscita di Beyond Two Souls mi ero chiesta che fine avesse fatto il buon monsieur David Cage. A quanto pare stava lavorando, in modo molto silente, a un nuovo gioco intitolato per l’appunto Detroit Become Human.
All’E3, è stato David Cage in persona a presentarci il gioco spiegandoci come è nata l’idea per questo titolo: “Dopo aver presentato (nel 2012) la tech demo Kara, sono stato sommerso di domande provenienti dalla community online. Che fine ha fatto Kara? Qual è stato il suo destino?

E proprio così, da una semplice tech demo e da alcune domande non risposte, che Cage inizia a lavorare a una nuova storia che tendenzialmente ripercorre il tipo di narrazione a cui ci ha abituati la sua “mano”.

Ci troviamo a Detroit e quella che andremo ad affrontare sarà un’avventura tra il noir e il thriller. Questa cupa metropoli futuristica è popolata da umani e da androidi che ci assomigliano in tutto e per tutto.  Mi correggo, quasi in tutto: loro, a differenza nostra, sono perfetti. Non sbagliano, si ricordano tutto ma soprattutto sanno sempre come agire al meglio. Proprio per questo motivo tantissimi androidi vengono impiegati per svolgere svariati compiti. Diventano quindi insegnanti, poliziotti, medici e impiegati statali.

Inaspettatamente però, qualcosa inizia a non andare come dovrebbe. Alcuni androidi manifestano comportamenti bizzarri: scappano, si suicidano oppure uccidono chi gli sta intorno. Iniziano quindi a provare dei sentimenti diventando così dei Deviant.

Questa storia, che tanto ricorda Ergo Proxy – anime giapponese del 2007 – ci catapulta in una Detroit cupa e addobbata di luci al neon. Questo è lo scenario che fa da contorno alla demo hands-off che abbiamo visto (purtroppo non giocato in prima persona).

Ho cercato di stravolgere un po’ la solita trama molto scontata in cui gli umani sono i buoni e gli androidi gli antagonisti, cercando così di invertire le parti. E se fossimo noi i cattivi di turno?” ci ha rivelato Cage durante la presentazione.

Detroit Become Human quindi ruota quasi ed esclusivamente attorno ad un argomento: noi, coi con le nostre paure e i nostri sentimenti contrastanti.

Come nei precedenti giochi scritti da Cage, il giocatore dovrà impersonare svariati protagonisti le cui storie si intrecceranno nel corso della trama.
Nella demo vestiremo i panni di Connor, un androide estremamente intelligente e freddo. Il suo vero punto di forza? È in grado di bluffare alla stessa stregua degli esseri umani.
Connor inoltre può analizzare le scene del crimine per esempio ricostruendo la traiettoria dei proiettili oppure visualizzando lo svolgimento dell’atto criminoso dopo che questo sia accaduto.

La scena in cui ci troviamo ci vede coinvolti nel salvataggio di una bambina tenuta in ostaggio da un androide domestico diventato Deviant. Il compito del nostro protagonista sarà quello di cercare di parlare con l’androide-sequestratore per poter negoziare il rilascio della bambina. Non vorrete mica farle fare una fine terribile vero?

Non importa quali decisione prendiate, non importa se la missione abbia successo oppure no, non importa se uno dei protagonisti muore oppure no: in Detroit Become Human non ci sarà mai un game over. Show must go on, diceva qualcuno.
Questo è uno dei concetti che sta alla base del gameplay.

Torniamo al nostro Connor, una volta entrati nell’appartamento, cerchiamo subito di salvare la bambina dirigendoci verso il terrazzo in cui si trova l’androide senza curarci della fase esplorativa. Non c’è (quasi) nulla di obbligatorio da fare nel gioco: come nella vita vera però ogni decisione ha una conseguenza.
Una volta entrati in modalità investigazione possiamo guardare in realtà aumentata tutto quello che sta succedendo: i nomi delle persone che appaiono in una fotografia, il grado dei poliziotti che ci aiutano nella missione e la probabile percentuale di riuscita della missione.

La nostra missione partiva con un 50%, percentuale che può aumentare o diminuire in base alla decisione prese dal giocatore. La narrazione quindi prosegue solo grazie alla scelte e non attraverso delle “banali” cutscenes.

Eseguendo una sorta di fast run verso l’obiettivo, la missione fallisce miseramente. Non avevamo nessun elemento per contrastare il sequestratore.

Proviamo a rigiocare nuovamente la stessa scena cercando di raccogliere più informazioni possibili. Ci dirigiamo verso il salotto e scopriamo, analizzando la scena, che l’androide-sequestratore risponde al nome di Daniel e che i suoi padroni hanno intenzione di sostituirlo con un nuovo modello di androide. Ora è tutto più chiaro: Daniel si è sentito tradito dalla famiglia che ha servito in tutti quegli anni, questo è il motivo che lo spinge a questo folle gesto.

Ora torniamo da Daniel per cercare di farlo ragionare. Non ve la faccio lunga: ovviamente questa volta riusciamo a salvare la bambina grazie alle aumentate capacità di negoziazione.

Che dire di Detroit Become Human: ci ha lasciati a bocca aperta. Lo stile è inconfondibilmente quello di David Cage, la storia non è originalissima ma la sua messa in pratica è davvero stupefacente. La totale assenza di un “game over” apre nuovi scenari narrativi e sono sicura che molti di voi lo apprezzeranno.

A questo punto attendiamo con ansia l’uscita di questo promettente titolo. Per favore monsieur Cage, non deluderci, grazie.

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