Qual è la ricetta per un buon videogioco? C’è chi direbbe innanzitutto una solida trama, chi una coerente caratterizzazione dei personaggi e dell’ambiente di gioco, chi un gameplay capace di divertire ed attirare l’attenzione, chi ancora preferisce una grafica ben salda e una sessione di gioco stabile. Tutti punti onestamente validi e condivisibili.

Ma poi c’è CD Projekt RED che, non si sa quale punto metta in primo piano e quale, invece, preferisca rendere secondario, ma, quel che è certo, è che la formula di un buon titolo videoludico l’ha trovata e se la tiene ben stretta. Come quello chef che, ai soliti ingredienti, aggiunge quel tocco speciale, quell’ingrediente segreto che rende il pasto impeccabile, così il team di sviluppo polacco ha trovato la sua formula magica, l’ingrediente alchemico per creare perle rare, giochi che rimarranno nel tempo.

Ma non dilunghiamoci troppo in queste descrizioni poetiche e andiamo al punto. Il 31 maggio è finalmente arrivato negli store l’ultimo e decisivo DLC per la saga di The Witcher 3, Blood and Wine, espansione che, a detta degli sviluppatori, dovrebbe accompagnarci verso la fine delle avventure dello strigo più conosciuto ed affascinante di sempre, attraverso la sua ultima grande missione. Non indulgiamo oltre e partiamo subito col presentarvi la nostra recensione di The Witcher 3: Wild Hunt – Blood and Wine.

“Benvenuto nel Toussaint”

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L’avventura che questa nuova espansione ci prospetta si apre nel modo più canonico: Geralt di Rivia viene contattato niente meno che dalla Duchessa Anna Henrietta a causa di una misteriosa minaccia che sembrerebbe stia proliferando nel suo rinomato ducato. Il gioco, infatti, ci introduce ad una nuova regione interamente giocabile: il ducato di Toussaint, reso famoso dalla celebre produzione vinicola e dalle fervide tradizioni cavalleresche (e all’incirca esteso quasi quanto il Velen). La nuova regione non potrà che colpirvi fin dai primi istanti, brulicante com’è di menestrelli, artisti, valorosi cavalieri e splendide dame. Ma anche la più onirica delle regioni nasconde un segreto che, se non risolto, minaccia di devastare l’intero territorio. Ed è proprio per questo motivo che siamo stati convocati: risolvere i misteriosi omicidi che si stanno susseguendo lungo le strade briose di Beauclair, la capitale di Toussaint e sede del trono ducale, apparentemente senza un filo di senso logico. Durante la nostra perlustrazione, però, potremo ricorrere all’aiuto di un vecchio amico – che i lettori più accaniti dei romanzi di Andrzej Sapkowski ricorderanno – il vampiro superiore Emiel Regis Rohellec Terzieff-Godefroy, detto più semplicemente Regis. I due scopriranno a loro volta che le misteriose uccisioni sono molto più che eventi casuali, ma legate dal fatto di essere la punizione alle nobili virtù ormai violate ed andate dimenticate all’interno del regno.

“Il Vino è Sacro”

Fin dai primi minuti in cui metteremo piede nel nuovo territorio non potremo fare a meno che volgere gli occhi tutt’intorno. Vigneti, campagne, colline verde smeraldo, acque limpide e cristalline e castelli medievali in ogni dove, sembra quasi di essere stati proiettati in qualche poema cavalleresco. E proprio come se stessimo leggendo l’Orlando Furioso di Ariosto, veniamo catapultati in un coacervo di inflessibili protocolli reali, nobili virtù e tornei cavallereschi. Tutto, all’interno di questo ducato, sembra essere uscito da una fiaba ed aver preso vita autonomamente, mettendo in scena una delle ballate cavalleresche più splendide di sempre. Ma più delle virtù c’è una cosa di cui a Beauclair, e in tutto il Toussaint, non sentirete mai la mancanza: il vino, inebriante gioia del palato e chiave stessa della risoluzione degli enigmi del luogo.

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E più proseguiremo con la nostra esplorazione più potremo avere il piacere di apprezzare l’enorme lavoro che c’è, non solo dietro il comparto grafico del nuovo territorio, ma anche dietro al tema stilistico che lo rappresenta. Ovunque, infatti, si potranno cogliere citazioni ed ispirazioni direttamente di stampo europeo, e più propriamente francesi e toscane (lo noteremo fin da subito nell’utilizzo di nomi francesi ed italiani lasciati in lingua originale): vigneti tipici delle campagne nostrane e d’oltralpe, architetture italiche, scenari colti dalle più belle colline d’occidente e perfino vini con chiaro riferimento alle più antiche tradizioni vinicole europee. Ogni aspetto di questa regione incantata vive di vita propria e gode di una caratterizzazione esemplare. La produzione vinicola è base e fondamenta stessa del territorio, senza la quale la ricchezza dei suoi cittadini non esisterebbe, e le virtù che i nobili cavalieri incarnano vantano generazioni e generazioni di precetti reali. Tutto nel Toussaint vi dà l’idea di una profonda riflessione pregressa, un lavoro di caratterizzazione egregio, una personalità ed un carattere che difficilmente troverete in altre regioni.

Un DLC anomalo

Ad essere estremamente caratterizzato non è soltanto il luogo principale di gioco, bensì tutti i personaggi, primari e secondari, che ruotano intorno a questa nuova ambientazione. Caratteristica, sempre tanto cara alla saga, che possiamo apprezzare è quella che, qualunque missione decidiamo di intraprendere, non avremo mai quel senso di estraniazione tipico di un personaggio, di un dettaglio o di una trama non ben definiti ed evanescenti. Perfino i personaggi più marginali presenteranno una profondità d’animo ed un’introspezione esemplare, tipica di un film, e saranno incredibilmente calati nella parte. Altra precisazione obbligatoria va fatta in merito al nemico principale dell’espansione, che ovviamente non vi riveleremo per rovinarvi la sorpresa, ma che sosteniamo, senza troppa ingenuità, essere uno dei migliori della serie fino ad ora. Complesso, enigmatico, sfuggevole ed estremamente profondo, un mostro che si rivela essere incredibilmente umano, un nemico talmente geniale da spodestare perfino Eredin, il malvagio elfo oscuro, boss del capitolo principale.

E allo stesso modo, come già avevamo ampiamente lodato in The Witcher 3: Wild Hunt, è impossibile non perdersi nella caratterizzazione delle missioni, primarie e secondarie, fatte a pennello, studiate, intrecciate, sviluppate a tal punto da inglobare totalmente la mente del giocatore. Questo accade perfino con le missioni secondarie più semplici, talmente immersive da far dimenticare al giocatore il suo compito primario. Ne troverete di tutti colori e di tutti i gusti, dalle più irriverenti alle più profonde, dalle più crude per finire addirittura nel mondo delle fiabe a contatto con i tre porcellini, Rapunzel e perfino Cappuccetto Rosso, con quello stile impeccabile che contraddistingue CD Projekt RED.

Con le sue 15-16 ore piene di gioco (senza alcuna missione secondaria, altrimenti il totale può tranquillamente lievitare del doppio, se non qualcosa di più), la sua incredibile possibilità esplorativa, le nuove missioni sempre più caratteristiche ed immersive, Blood and Wine è una sorta di DLC anomalo, un’espansione che non si comporta come un gioco vero e proprio, ma gli si avvicina vertiginosamente. Completa, ben assortita e con carattere, si presta benissimo ad essere giocata come un titolo vero e proprio.

“Oltre colline e valli”

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E se la bellezza del paesaggio medievale e la corposa trama non vi avessero ancora convinto, CD Projekt ha preparato una vasta gamma di novità tecniche che soddisferà anche i fan più ghiotti. Primissima novità, che potremo apprezzare dopo poche ore di gioco attraverso una quest secondaria che partirà in automatico, sono le mutazioni. La nuova introduzione permetterà, infatti, al nostro strigo di poter aumentare i suoi poteri da witcher grazie all’incremento di nuove abilità – definite, per l’appunto, “mutazioni” – che verranno collocate in slot speciali aggiuntivi e che verranno sbloccate tramite punti abilità e l’utilizzo di mutageni maggiori. Le mutazioni potranno essere attivate una sola alla volta e avranno un ruolo passivo all’interno del gameplay (non bisognerà, cioè, attivarle con un comando, come con i segni, ma verranno automaticamente utilizzate durante i combattimenti). La nuova introduzione sarà piuttosto semplice da gestire, grazie anche alla nuova interfaccia grafica, migliorata e decisamente più user-friendly con menù a tendina, chiusure veloci ed espedienti per rendere la consultazione del menu decisamente più efficiente e pratica. A corredare i nostri nuovi poteri sarà anche un nuovo equipaggiamento da witcher, pensato prettamente per questa espansione, quello della Manticora, e la possibilità, tramite tinture, di tingere la nostra armatura come meglio preferiamo.

Inoltre, a rendere gli scontri ancora più agguerriti ed entusiasmanti è la nuova carrellata di mostri inserita dal team di sviluppo. Capitanata dai vampiriche siano questi superiori o comuni non importa, se c’è una cosa che imparerete in Blood and Wine è “mai scherzare con un vampiro” – per proseguire con scolopendre giganti, golem, insettoidi ed altri oscuri, quanto affascinanti, mostri non morti che, stavolta, vi daranno un gran filo da torcere. Ad essere migliorata, infatti, è soprattutto l’intelligenza artificiale delle nostre nemesi che stavolta saranno più veloci, più reattive, più aggressive e molto meno passive. Un mix perfetto per uno scontro davvero realistico che vi stimolerà a provare diverse e numerose strategie, ad intercambiare abilità e segni e a seguire un approccio decisamente più attivo. 

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Ma protagonista di questa nuova espansione è uno dei doni speciali che ci verrà fatto all’inizio del gioco, niente meno che dalla duchessa: la tenuta di Corvo Bianco. Questo appezzamento di terreno, inizialmente molto umile e poco fornito, potrà essere migliorato ed arricchito grazie a delle piccole donazioni di denaro – una sorta di Monteriggioni in Assassin’s Creed II – ed arrivare a diventare il più bel vigneto di tutto il ducato di Toussaint. Al suo interno potremo allestire un laboratorio alchemico per i mutageni, coltivare e produrre il miglior vino del luogo e creare la nostra dimora privata. E per gli amanti sfegatati del Gwent non mancherà l’introduzione di un nuovo mazzo da gioco, questa volta dedicato alle Skellige, che darà di nuovo il via alla caccia alle carte più rare.

Infine, per incorniciare la sequela di novità incrementante nel DLC, non possono mancare le nuove sfide e nuovi minigiochi presenti in Blood and Wine: potrete cimentarvi in duelli cavallereschi, tiro con l’arco, corsa a cavallo con tempo e bersagli e tanto altro ancora, il tutto nel più classico stile di Toussaint, con annuncio, inchino ed una folla che vi acclama.

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A conti fatti, The Witcher 3: Wild Hunt – Blood and Wine è per noi un titolo da non perdere. Quel punto finale nella storia di Geralt, quel dettaglio che mancava per rendere il quadro perfetto, quel quid in più che non stona ma arricchisce la trama. Grazie all’incredibile scenografia, fatta di una vastissima palette di colori, di un’impeccabile resa delle texture della luce e degli specchi d’acqua, e di una colonna sonora inedita, il titolo assume un valore quasi poetico – cavalleresco se vogliamo rimanere nel tema. Nonostante piccoli e sorvolabili bug grafici (qualche compenetrazione grafica ma nulla di più), il gioco regge egregiamente l’immenso lavoro fatto dal team, senza cali di frame rate o bug di livello superiore.

Per concludere, Blood and Wine è, a nostro parere, un’espansione da giocare ad occhi chiusi, metaforicamente parlando, lasciandosi immergere a pieni polmoni in quest’ultima avventura, che si presta dignitosamente ad essere il giusto finale per il terzo capitolo della saga.

The Witcher 3: Wild Hunt – Blood and Wine è disponibile dal 31 maggio per PlayStation 4, Xbox One e PC.

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