C’era una volta, tanto, tanto tempo fa…

Quante volte ci è capitato di sentir risuonare queste parole tra le mura della nostra cameretta, tra i banchi di scuola, in televisione o meglio ancora di vederle impresse sulla bianchissima carta lucida di un libro per ragazzi o nella memoria dei bambini che siamo stati e che siamo ancora. Le favole hanno sempre esercitato un certo fascino mistico e allo stesso tempo delicato, frutto dell’immortale patrimonio folkloristico che la tradizione orale alimenta e fortifica, dolce culla di mondi e avventure indefinite. Se ci pensiamo, infatti, non sappiamo mai da dove vengano i protagonisti delle nostre favole, in che era ci troviamo o dove si trovi quella foresta o quel castello. L’assenza di un luogo e di un tempo è fondamentale al fine di rendere la narrazione bidimensionale: il tempo e il luogo diventano un potenziale conforto narrativo e il lettore è colui che definisce era ed ambientazione, dando spazio alla fantasia e all’immaginazione, divenendo cosi parte attiva del processo di creazione.

Sono storie che vengono da lontano, che ricordano il calore di un caminetto, la calma dei boschi, l’odore dei biscotti appena sfornati e la tenerezza di una nonna. Ci sono i buoni e i cattivi, i furbi e gli sciocchi, i vecchi e i giovani, i belli e i brutti, gli umili e i potenti.

E soprattutto c’è chi vince e chi perde. Quasi sempre sono i buoni a vincere, ma a volte sono l’astuzia e l’intelligenza a spuntarla. In ogni caso, qualunque sia il finale, ogni storia insegna qualcosa, ogni storia racchiude una verità morale o un insegnamento di saggezza pratica.

Ed in questo contesto di indeterminatezza, moralità, di dualismo assoluto, di semplicità d’intreccio, magia e sogno si colloca l’ultimo gioiellino di Swing Swing Submarine: Seasons After Fall, una particolare favola interattiva, un racconto dai risvolti profondi, malinconici e di disarmante bellezza.

La volpe e l’orso

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Un seme si risveglia dal suo sonno, inizia a muoversi, a rinascere lentamente. Giunto in superficie, viene avvolto dalle flebile luce misteriosa di una foresta incantata, colorata solo dallo scintillio del cielo, dagli arbusti e dalle strane creature che la abitano. D’un tratto fa il suo ingresso una voce misteriosa che gli impone di trovare i quattro guardiani della Foresta e di acquisire i loro straordinari poteri che gli permetteranno di governare il flusso delle Stagioni. Per farlo, però, il semino avrà bisogno di un involucro più forte che gli permetterà di raggiungere alte vette e muoversi in totale libertà. Preso possesso del corpo di una volpe e portata a termine la missione, però, qualcosa andrà storto e quell’entità che sembrava fino a poco tempo prima tanto benevola metterà ben presto in pericolo la vita degli abitanti di quel luogo cosi ancestrale.

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Seasons After Fall racchiude in sè una componente narrativa che poggia le sue basi sull’ampia e articolata tradizione favolistica esopica. I protagonisti delle favole di Esopo, infatti, sono perlopiù animali parlanti, le cui personalità sono sempre ben definite e simboleggiano allegorie dei vizi e delle virtù dell’uomo: il leone è coraggioso e superbo; l’asino ignorante e maldestro; la volpe astuta e imbrogliona. E il racconto si conclude sempre con un un proverbio che fa da morale.

Nonostante venga lasciato ampio spazio all’esaltazione di valori come l’umiltà, l’astuzia e la destrezza, la storia si sviluppa in maniera un po’ troppo essenziale e semplicistica, dando modo al giocatore di mantenere sempre e comunque un certo distacco dai protagonisti e dalla storia. Nell’ultimo periodo abbiamo avuto più di un contatto con quei titoli “emozionali”, (Unravel, Abzu..) introspettivi, che fanno del loro punto di forza quella capacità cosi potente e naturale di arrivare a smuovere alcune corde dell’animo umano. Ecco, siamo rimasti estasiati, ci siamo rilassati a giocare a Season After Fall, ma non ci siamo emozionati. Manca il coinvolgimento, manca quel giusto equilibrio e quell’empatia, quegli unici elementi in grado di donare a titoli del genere la loro vera ed unica forma.

Cammina, cammina…

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Se la storyline ci lascia un po’ perplessi, non da meno è il gameplay che fin dai primi istanti di gioco ci apparirà privo di una certa varietà di enigmi, di un buon livello di sfida e alla lunga un po’ ridondante, anche per il suo continuo backtracking. Il potere di governare il flusso delle stagioni ci consentirà di trasformare, in un tripudio di sfumature, luci e colori, gli scenari di gioco ma, cosa più importante, ci permetterà di plasmare o modificare gli elementi del paesaggio per poter risolvere gli elementari puzzle ambientali. Sarà cosi che una fontana d’acqua in Inverno si trasformerà in una colonna di cristallino ghiaccio, permettendoci di salirci sopra, d’Estate di districheranno gli arbusti e in Autunno cresceranno i funghi. Ma le piante non saranno gli unici elementi con cui potremo interagire, anche gli animali o le lucciole guidati nei giusti punti ci apriranno la strada verso nascondigli segreti o territori nascosti.

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Ciò che risulterà per noi a dir poco snervante e fastidioso, però, non sarà tanto questa ripetitività data dalle poche e singole meccaniche di gioco, o dall’impossibilità di orientarsi all’interno dello spazio di gioco (si dovremmo affidarci alla memoria purtroppo) quanto piuttosto i continui bug e gli insistenti cali di frame rate. La nostra piccola volpicella, infatti, si muoverà molto lentamente tra i fili d’erba e in modo fortemente scattoso, impedendoci, il più delle volte, di anticipare i suoi movimenti e di effettuare gli spostamenti giusti.

Cieli, Luce ed Atmosfera ad acquarello

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Nonostante ciò, però, Seasons After Fall artisticamente si mostra magnifico con i suoi scenari meravigliosamente onirici e fantastici, il suo cel-shading acquerellato e il suo delicato equilibrio tra le sfumature dei colori caldi e dei colori freddi. Addentrarci fra gli incredibili e incantati scorci della foresta, ci sembrerà quasi “mistico” e un vero piacere per gli occhi: i continui giochi di luce, i contrasti intensi e brillanti degli elementi della natura, il cromatismo accentuato dal cambio delle Stagioni saranno in grado di evocare in noi un forte senso di meraviglia, amplificato ancor di più dalle dolci note di un’armoniosa colonna sonora orchestrale.

Seasons After Fall è un leggero e incantevole puzzle-platformer, adombrato però da consistenti e numerosi limiti. Nonostante giovi di una sublime componente artistica e di un buon level design, l’opera dei ragazzi di Swing Swing Submarine è destinata a restare in sordina, imprigionata tra i rovi della sua struttura e priva di quegli elementi capaci di donare al giocatore un’esperienza che sia nuova, edificante, profonda e soprattutto divertente. Mentre Yarni resterà sempre impresso in un angolo del nostro cuore e dei nostri ricordi, noi, forse, già da domani non avremo alcun ricordo della volpe e del semino…e questo un po’ ci dispiace.

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