Navicelle spaziali, razze aliene, tecnologie avanzate, epidemie devastanti: negli ultimi anni gli FPS hanno deciso di allontanarsi sempre di più dalla realtà, puntando ad un futuro più o meno prossimo che permettesse agli sviluppatori di dare sfogo alla propria fantasia ideando nuovi armamenti, nuovi campi di battaglia e nuovi nemici da distruggere.

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Tutto questo ha portato, da un lato, ad una maggior popolarità del genere, ma, dall’altro, ha fatto storcere il naso ai puristi della guerra, che hanno finito per rifugiarsi all’interno di videogiochi più datati ma sicuramente più realistici.

È proprio per questi amanti delle tradizionali battaglie, per coloro che non disdegnano un po’ di sana storia, che Electronic Arts e DICE hanno deciso di fare un passo indietro, di guardare al passato invece che al futuro. Nasce così Battlefield 1, lo sparatuttto sbarcato il 21 ottobre su PC, Xbox One e PlayStation 4.

Varrà la pena acquistarlo e lanciarsi tra le trincee della Grande Guerra? Ve lo racconto con le ormai abituali 5 parole.

Caducità

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“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.

Era il 1918 e Giuseppe Ungaretti, impegnato sul fronte francese, descriveva così la Prima Guerra Mondiale.  Una poesia breve ma capace di descrivere perfettamente quel senso di caducità che si era ormai impadronito dei soldati e che Battlefield 1 riesce a resistuirci già fin dai primi minuti di gioco.

Non ci si aspetta che sopravviviate“, ci dice il gioco prima di catapultarci in medias res, circondati dalla nebbia fitta, dal terreno dissestato dalle esplosioni, da compagni che spesso fatichiamo a distinguere e da nemici che non vi faranno sicuramente la cortesia di avvisarvi prima di infilzarvi con la baionetta o di darvi fuoco senza pietà. È l’inferno. E voi non siete assolutamente pronti ad affrontarlo.

L’inizio turbolento vi lascerà indubbiamente sconcertati, ma vi permetterà di affrontare il gioco con la consapevolezza che non siete super-soldati, non siete invincibili, non potete resistere ad un numero infinito di colpi e non dovete assolutamente pensare di poter sterminare chiunque si interponga tra voi e il vostro obiettivo. Siete umani, e la morte non è una possibilità, è una certezza.

L’ansia dei primi dieci minuti di gioco fortunatamente lascerà spazio a qualche momento meno concitato. Dopo aver affrontato i tedeschi sul campo di battaglia e aver familiarizzato con il titolo, vi troverete nel menù principale della campagna single-player dove avrete la possibilità di selezionare una delle sei storie disponibili. Ogni personaggio vi offrirà il suo inedito punto di vista, vi permetterà di muovervi all’interno di una nuova ambientazione e di scoprire qualcosa in più sull’evento che ha cambiato per sempre il nostro mondo.

Fronte

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Interpretare combattenti differenti non vi aiuterà soltanto a capire le molteplici sfaccettature di questa guerra di posizione ma vi consentirà soprattutto di affrontare nuove sfide. Le sei missioni si svolgono infatti su fronti diversi, il che vi obbligherà ad adattarvi velocemente al nuovo territorio, ai nuovi armamenti nemici e ai veicoli a vostra disposizione, dando al gameplay una varietà sorprendente e ad assolutamente entusiasmante. Nel giro di poche ore vi troverete così a bordo degli aerei della Royal Air Force, dentro ad avanzatissimi – almeno per l’epoca – carri armati o accecati dalla bellezza del deserto.

La vostra tattica di gioco non dovrà però tenere conto soltanto della vostra mortalità e dell’ambiente che vi circonda, ma anche delle armi che avrete a disposizione. Ben lontane dalle avanzate tecnologie a cui ci hanno abituati gli altri sparatutto, Battlefield 1 ci obbliga ad usare armamenti che hanno reazioni molto meno controllate rispetto a quelle standard e che non vantano sicuramente la stessa precisione delle bocche di fuoco moderne. Non aspettatevi però una resa realistica perché DICE ha deciso di semplificare la balistica per rendere il titolo appetibile per tutti e per aumentare il ritmo degli scontri, che – soprattutto nelle partite multiplayer – tende ad essere estremamente diverso e molto più dinamico rispetto alla guerra di trincea che abbiamo studiato sui libri di scuola.

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