Una corsa nello spazio, una navicella deserta, un protagonista senza memoria e una realtà parallela nella quale John F. Kennedy è riuscito a sopravvivere all’attentato di Dallas. Questo è Prey, titolo sviluppato dal team di Arkane Studios che si discosta fortemente dal travagliato gioco uscito nel 2006, ripartendo da zero.

Saranno Bethesda e Arkane Studios riusciti nell’intento? Assolutamente sì. Il perché ve lo spieghiamo con le nostre consuete e collaudate 5 parole.

Smemorato

Prey è interamente ambientato nel 2032 all’interno di Talos I, una nave spaziale acquistata dalla TranStar Corporation alla scopo di studiare i Typhon – creature aliene estremante potenti – e sfruttarne tutte le peculiari caratteristiche per creare i Neuromod, innesti celebrali che permettono di migliorare le capacità degli umani in cui vengono inseriti.

La storia di Prey inizia quando il nostro protagonista, Morgano Yu, reclutato dal fratello Alex, viene interrotto nel bel mezzo di un test (dallo scopo non chiaro) e si risveglia successivamente da solo, privo di memoria all’interno di una Talos I completamente infestata da Typhon scappati dal sistema di contenimento. L’unico alleato che avremo sarò January, un robot programmato dallo stesso Morgan.

Impersonare Morgan Yu non sarà però una scelta obbligata, perché all’inizio del gioco potremo scegliere come protagonista una donna, proprio come succedeva in Dishonored 2. Ai fini del gioco non cambierà nulla, se non il livello di immersione che questa decisione potrebbe garantirvi.

Paranoico

Ed eccoci qui soli, in una navicella spaziale piena di alieni non proprio amichevoli. Se questo non fosse sufficiente a rendere l’atmosfera ancora più angosciante c’è la principale caratteristica dei Typhon: la possibilità di assumere qualsiasi forma.
Nelle prime fasi di gioco, infatti, gireremo circospetti e paranoici, perché tutto, da una tazza ad una sedia, può in realtà nascondere un Mimic pronto a farti la pelle. Inoltre, per rendere le cose ancora più complicate, saremo armati inizialmente solo di una chiave inglese. Sarà, quindi naturale un certo livello di cautela, essenziale però a prendere confidenza con il gioco.

La paranoia e il dubbio non deriveranno solo dall’ambiente e dai nemici: andando avanti con la storia infatti scoprirete di dover scegliere di chi fidarvi, prendendo decisioni che saranno fondamentali e capaci di mutare considerevolmente l’andamento della storia.

Dinamico

Prey non è un gioco lineare, muta e si evolve costantemente, non solo ( come detto prima) in base alle scelte prese nel corse della storia, ma anche in base al tipo di gameplay su cui decidere di puntare. Potremo, infatti, scegliere di adottare il complicato approccio stealth e fuggire furtivi ai minacciosi alieni, o acquisire più Neuromd possibili in modo da aumentare le nostre abilità. Quest’ultima scelta ha però un prezzo: più Neuromod impianteremo nel nostro corpo, più assomiglieremo agli alieni, perdendo sempre di più la nostra umanità e confondendo persino le torrette che, normalmente, dovrebbero proteggerci.

Il dinamismo di Prey è facilmente intuibile anche dalla possibilità offerta dal gioco di raggiungere l’obiettivo in tanti modi. Il titolo infatti vi consente di rovistare ogni angolo della mappa per recuperare chiavi e codici che vi consentono di passare al livello successivo, ma anche di trovare strade alternative o di impiantarvi nuove Neuromod che vi trasformeranno in eccellenti scassinatori.

Sempre per rimanere in tema di dinamismo, una menzione speciale spetta alle missioni secondarie, ben scritte, complesse, capaci di raccontarci qualcosa in più della vita su Talos I e spesso in grado di rapirti più della missione principale.

Alieno

L’aspetto degli alieni di Prey è tutt’altro che rassicurante. Ombre nere dalla consistenza filamentosa che ritroveremo costantemente per tutta la mappa di gioco. Ovviamente non ce ne sarà un solo tipo, ma spazieranno dai più piccoli e insidiosi dei primi minuti di gioco a grandi, minacciosi ed estremamente complessi sul finire del titolo.

Decidendo di adottare un approccio più diretto, quello che ci verrà in aiuto sono sicuramente le armi. All’interno del gioco potremo trovare armi relativamente classiche, così come l’avanzato cannone GLOO, un arma che spara colla i grado di bloccare e rallentare un nemico e capace di rivelarsi utile anche nel corso delle fasi più esplorative del gioco.

Prey sposa poi l’approccio survival mettendo a nostra disposizione un numero limitato di munizioni, munizioni che però potremo fabbricare utilizzando due macchinari: un riciclatore, che genera nuovo materiale organico dai rifiuti, e il fabbricatore, con cui creeremo nuovi kit.

Fantascientifico

Ad affascinare in Prey però è solo la trama, ma anche l’ambientazione: affascinate, variegata, ben realizzata e pensata per generare quella dose di angoscia che ben si sposta con questo gioco.

Complesso e ben pensato è invece il level design del titolo; i ragazzi di Arkane Studios sono stati infatti capaci di creare strade interessanti e mai banali, offrendo un discreta varietà d’approccio e spingendo il giocatore a trovare percorsi alternative e nuovi oggetti, oggetti che raccontato qualcosa in più sulla vicenda narrata.

A livello grafico infine devo ammettere che Prey non è particolarmente eccelso; i difetti non mancano ma le sopracitati caratteristiche, unite alla splendida e coinvolgente atmosfera, fanno quasi perdonare questo elementi.

Prey è – a conti fatti – un sapiente mix tra generi e titoli videoludici ben più famosi, ma niente paura, non avremo mai la sensazioni di un fastidioso dejà-vù; al contrario, saremo sempre più coinvolti da un gioco che rappresenta probabilmente il miglior titolo con ambientazioni fantascientifica degli ultimi anni.

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