Da che i videogiochi sono entrati a far parte sempre più nella nostra vita quotidiana, sono state sollevate parecchie rimostranze nell’uso di questi mezzi, soprattutto quando i giocatori sono i più piccoli.

Le cause principali sono ben immaginabili: l’interazione e la comunicazione faccia a faccia, fondamentali soprattutto nelle fasi iniziali di sviluppo, non vengono quasi per nulla stimolate. Tutto vero… Fino a quando è arrivato Yavuz Eren con il suo progetto Seaburbs, tutto dedicato ai bambini.

Affascinato dalla potenza dei device mobili, Eren era altrettanto sconfortato nel vedere che i giochi per mobile più diffusi inducono i bambini a svolgere attività passive. Sicuramente lo studioso di informatica, nonché co-fondatore del team turco Mystic Ram Studios, sa cosa significhi avere a che fare con i più piccoli, essendo padre di un bambino di soli quattro anni, con un’energia in corpo tanta quanta la sua voglia di conoscere il mondo.

Yavuz Eren così ha coniugato tecnologia e cooperazione fisica in un gioco per mobile che non diminuisce di certo anche un altro fattore fondamentale: il divertimento. Com’è possibile tutto ciò? Dopo due anni di ricerche, è stata sviluppata proprio questa tecnologia chiamata “Seaburbs” e applicata a diverse tipologie di gioco. Dopo averlo testato scientificamente, è stato scoperto che la comunicazione tra bambini mentre giocano è aumentata di ben sei volte, fino all’80%.

Come accade tutto questo? Qualche trucco tecnologico inserito nel gioco? Niente affatto, anzi: possiamo ben dire “non c’è trucco, non c’è inganno”! Le condizioni fondamentali sono quelle tipiche di ogni altro gioco tradizionale “offline”, come la presenza dei bambini nella stessa stanza mentre giocano e trasformare i device in strumenti virtuali da usare nel contesto di gioco, come uno strumento musicale per suonare, una padella per cucinare ecc.

Un altro elemento fondamentale è alimentare la discussione tra giocatori grazie ad alcune componenti, come negoziare la condivisione di risorse, cambiare le regole del gioco, creare dei contenuti creativi nel gioco e così via. In questo modo, la loro fantasia non viene affatto lasciata in secondo piano e anzi torna ad essere di primaria importanza nello svolgimento delle attività ludiche.

Inutile dire che ci sono altri aspetti molto importanti, come la presenza di puzzle e di elementi di gioco necessari a creare attività cooperative. È importante sottolineare come il progetto comprenda attività ludiche che davvero spaziano in diversi ambiti, come il gioco di cucina (il primo ad essere stato sviluppato), giochi di arti visive, attività più fisiche e meccaniche, fino a giochi musicali.

Si spiega così la scelta del nome “Seaburbs” per questo progetto: il team ha considerato il device mobile di ogni bambino come una piattaforma mobile che si connette alle altre, andando a unirsi e creare insieme una nuova realtà, proprio come se delle isole galleggianti si unissero e formassero un “complesso galleggiante“.

In conclusione, lo sviluppatore sostiene che, se una volta i bambini si ritrovavano solo nei parchi giochi, dove potevano socializzare, oggi non lo fanno più come allora. Nonostante tra le cause di questo vi sia appunto l’uso sempre maggiore della tecnologia, i genitori stessi possono agire fin da ora affinché quest’ultima possa ricoprire un ruolo positivo nello sviluppo sociale dei propri piccoli. E il progetto Seaburbs ne è una prova evidente.

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