L’orrore sta per tornare sulle nostre console, con l’arrivo del nuovo rni ormai all’uscita di The Evil Within 2, previsto per venerdì 13 ottobre (che dite, una data casuale?).

Scopriamo allora qualche particolare inedito e interessante che ci permetta di capire ancora più a fondo come è nato questo gioco, il seguito dell’acclamato survival horror del 2014 ideato da Shinji Mikami, uno dei maestri dell’horror videoludico.

Da diversi decenni ormai, i prodotti d’intrattenimento giapponesi sono enormemente popolari anche in occidente. Così anche il cosiddetto genere «J-Horror» giunge nelle nostre case e diventa parte integrante del DNA della saga di The Evil Within, prodotta da Bethesda e dallo studio giapponese, Tango Gameworks, diretto da Shinji Mikami.

Proprio quest’ultimo racconta quali siano state le sue fonti d’ispirazione, in particolare del dramma di Yotsuya Kaidan, una storia di tradimenti, omicidi e vendette avente come protagoniste delle creature simili a fantasmi tipici del folklore nipponico. In italiano il titolo potrebbe essere reso come Le storie di fantasmi di Yotsuya, dal nome del quartiere di Tokyo in cui le vicende sono ambientate.

Dal teatro kabuki si passa per la filmografia horror, dove non possono mancare titoli del calibro di The Ring (Ringu, 1998), Pulse (Kairo, 2001) e The Grudge (Ju-on: Rancore , 2002). Infatti gli stessi temi presenti in Yotsuya Kaidan si ritrovano ripensati e rielaborati in tutte le opere di Shinji Mikami e in questi film che, proprio come i giochi survival horror di Mikami hanno riscosso un enorme successo anche al di fuori del Giappone.

Ma da dove tutta questa attrazione per l’horror giapponese? Prima di tutto bisogna sottolineare l’importanza che il genere attribuisce a elementi che normalmente verrebbero ignorati, come la cura posta nel presentare progressivamente il carattere di un ambiente tramite le immagini o il suono.

Questa attenzione all’aspetto sonoro trova una corrispondente visiva nella stilizzazione dei mostri che popolano l’horror giapponese, poiché la cultura giapponese è piena di credenze in merito all’esistenza di presenze sovrannaturali nel mondo degli umani.

Infine accade spesso che le storie horror giapponesi si svolgono in un ambiente casalingo e familiare, innestando la paura in una vicenda dai toni intimi. Si tratta di idee e luoghi in grado di risuonare nell’animo di ogni spettatore o giocatore e che contribuiscono a creare una paura ancora più viscerale, proprio perché legata a elementi familiari. Un concetto riassunto perfettamente da un altro maestro dell’horror, Wes Craven: «I film horror non generano nuove paure. Liberano quelle già presenti in noi».

Possiamo quindi sostenere senza ombra di dubbio che le aspettative su The Evil Within 2 sono davvero.. da paura!

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