Il retro gaming sembra essere una tendenza sempre più in crescita in questo periodo, dove i team e le case di produzione sembrano essere sempre più volgere lo sguardo ad alcuni decenni addietro. Così, dalle polveri (e dai pixel) di quell’epoca nasce una storia molto classica nelle sue linee guida, ma diversa dalle altre nella grafica. Parliamo dell’indie in dirittura di arrivo sui nostri schermi, Pixel Stories of Dungeon, ideato dal team italiano PowerGaelic.

Come dice il titolo stesso, si tratta di un’avventura roguelike ambientata in più di 200 dungeon, tutti ricchi di pixel e mostri da sconfiggere. Elementi che ci hanno incuriosito e indotto a provarne la demo al momento disponibile in free-to-play su Steam, in attesa della versione prevista per la primavera del 2018, acquistabile sempre su Steam a 9,99€. Ecco allora cosa abbiamo scoperto tra un quadratino colorato e l’altro!

La storia comincia nella nostra casa, una sorta di bilocale tutto pixel e semplicità, dove Iris, nostra madre, ci annuncia che è stato indetto un torneo per decretare il successore dell’Eroe della città. Così non ci resta che girovagare per il piccolo paese e, una volta al palazzo della Gilda, potremo scegliere quale sarà la nostra specializzazione, scegliendo una delle quattro classi disponibili.

Con queste potremo trasformarci in arciere, stregone, guerriero o assassino, determinando le nostre abilità da scegliere quando stiamo per entrare nel Torneo dell’Eroe. I nemici possono anche diventare nostri alleati, grazie al potere della medaglia dell’Eroe che ci viene consegnata subito prima di scegliere a quale classe apparterremo.

Una volta scelta la nostra classe, incontreremo l’Eroe in persona che ci darà alcune dritte dopo averci dato il benvenuto nel torneo. Ci dirà prima di tutto che non potremo tirarci indietro dalle richieste che ci verranno avanzate dai cittadini e dalle persone comuni. Questo potrebbe rappresentare un piccolo intralcio al nostro gameplay, in quanto non avremo potere di scelta e dovremo accettare le richieste a prescindere dal tipo, a differenza invece di quanto accade in molti altri titoli.

Inoltre, girovagando per la cittadella, potremo entrare in diversi luoghi comuni, come il pub o l’armeria, e venire a conoscenza di come è fatto il mondo in cui ci troviamo grazie ai racconti di alcuni cittadini. Uno di questi infatti ci parla della cucina del posto, un altro di quanto siano strambi i commercianti all’armeria, e un altro ancora ci spiega che nel mondo in cui siamo ci sono molti dungeon (proprio come suggerisce il titolo) pieni di mostri temibili. Poche persone si avventurano dunque in uno di questi e qualcuno non riesce nemmeno a tornare a casa…

Inoltre, non appena diventiamo nuovi partecipanti al torneo, ci viene subito spiegato come funziona durante una battaglia. L’aspetto molto interessante è che potremo invocare l’aiuto di nostri alleati, chiamati teneramente “pets“, proprio come se fossero animali domestici. Questi sono nemici divenuti nostri alleati e rispondono ai nostri comandi in caso di bisogno. Per quanto il termine dunque richiami tenerezza, il concetto è un po’ quello di avere a disposizione degli alleati – servi che ci difendono e agiscono solo quando lo richiediamo.

Non mancano ovviamente i punti di salvataggio, sparsi qua e là sul territorio. Si tratta dell’unica occasione che abbiamo per salvare i nostri progressi (ma attenzione, non sempre funzionano e rischiamo che un “errore fatale” ci compaia sullo schermo, perdendo i nostri progressi). Ci è possibile salvare la partita presso un’icona di un libro, che offre non soltanto la possibilità di registrare i nostri progressi, ma anche di consultare la mappa del mondo. Su questa sono indicati i vari dungeon, tra cui alcuni ambienti naturali quali la Foresta, il Deserto e il Vulcano, o la cava di cristallo e il castello.

Ovviamente potremo visitarli solo uno per volta, dopo essere riusciti a uscire vittoriosi dal primo dungeon, la Foresta. In ognuno di questi luoghi le dinamiche di gameplay sono in parte simili a giochi come il mitico PacMan, dove dobbiamo percorrere sentieri e corridoi prestabiliti, con ben poca possibilità di movimento, soprattutto quando un nemico ci blocca in un angolo finché non lo avremo sconfitto.

Ogni nostro passo corrisponde a un movimento verso o lontano da noi dei nemici presenti, che diventeranno sempre più potenti man mano che il livello aumenta. Inoltre ognuno di questi luoghi è anche la dimora di un boss, che, una volta sconfitto, ci permette di accedere al dungeon successivo. Solo una volta sconfitti tutti quanti i nemici cattivissimi e potenti, potremo dimostrare all’Eroe di essere all’altezza di venire nominati suoi successori!

Ma come sconfiggere questi boss? Lo scopriremo solo giocando…

Per il momento vediamo quali sono gli aspetti simili agli RPG: troviamo l’immancabile barra della vita e delle azioni che possiamo compiere, così come i mitici punti EXP ci faranno salire di livello e aumentare di potenza ogni volta che sarà possibile. Un altro aspetto piuttosto utile è la possibilità di personalizzare i comandi da tastiera, più o meno liberamente.

Analizzando invece la grafica, inutile dire che non ci sarà un solo punto dello schermo a non essere riempito da pixel. I colori saranno molto vivaci, con pochi dettagli dalle linee poco più definite rispetto ai pixel tradizionali di questo gioco. Inoltre dobbiamo anche ammettere che i pixel risultano sgranare un po’ troppo le immagini sullo schermo, soprattutto in relazione ai piccoli personaggi che rischiano di diventare degli ammassi di quadratini poco distinguibili da oggetti nelle stanze o da altri elementi del paesaggio.

Da un punto di vista di dialoghi e lingue disponibili, dovremo cavarcela solo con scritte e battute in inglese, ammettendo anche che in alcuni casi la resa dei dialoghi e delle indicazioni date non è del tutto ottimale. Infine abbiamo apprezzato la colonna sonora, tutta in stile medievale e dai temi varianti a seconda del luogo che visitiamo; infatti ogni locale pubblico della cittadella è caratterizzato da una propria traccia, un aspetto che indica la creatività e la volontà di personalizzare questi ambienti.

Dunque creatività e attenzione al dettaglio sono i tratti salienti di questo ritorno in auge del pixel al termine degli anni del Ventunesimo secolo, una scelta che stride molto con le grafiche sempre più accurate che la tecnologia ci propone oggigiorno. Dopo aver provato questo assaggio di Pixel Stories of Dungeon, possiamo ammettere che speriamo di avere fra le mani un’edizione definitiva molto più ricca di contenuti e che ci intrighi più di quanto abbia fatto la demo.

I contenuti in effetti non sono del tutto innovativi, la scelta della grafica può risultare fuori dal comune ma non totalmente originale, considerata la tendenza al recupero dei pixel come altri indie (parliamo di casi quali Milanoir e Snakelike). La narrazione che struttura il gioco infine è piuttosto classica, trattandosi della tipica storia di formazione e crescita del protagonista, che diventa sempre più forte fino a ottenere la ricompensa finale, dopo aver sconfitto un certo numero di nemici grazie alle sue abilità fisiche.

Speriamo quindi che i ragazzi di PowerGaelic sappiano sfruttare ancora meglio i contenuti a disposizione per fare di questo titolo qualcosa di grandioso!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here